domenica 1 gennaio 2017

BUON ANNO...



PREGHIERA PER IL NUOVO ANNO
"Preghiera di un giovane contadino sudamericano"

Signore, alla fine di questo anno voglio ringraziarti
per tutto quello che ho ricevuto da te,
grazie per la vita e l’amore,
per i fiori, l’aria e il sole,
per l’allegria e il dolore,
per quello che è stato possibile
e per quello che non ha potuto esserlo.

Ti regalo quanto ho fatto quest’anno:
il lavoro che ho potuto compiere,
le cose che sono passate per le mie mani
e quello che con queste ho potuto costruire.

Ti offro le persone che ho sempre amato,
le nuove amicizie, quelli a me più vicini,
quelli che sono più lontani,
quelli che se ne sono andati,
quelli che mi hanno chiesto una mano
e quelli che ho potuto aiutare,
quelli con cui ho condiviso la vita,
il lavoro, il dolore e l’allegria.

Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono
per il tempo sprecato, per i soldi spesi male,
per le parole inutili e per l’amore disprezzato,
perdono per le opere vuote,
per il lavoro mal fatto,
per il vivere senza entusiasmo
e per la preghiera sempre rimandata,
per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi,
semplicemente… ti chiedo perdono.

Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità,
tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all’inizio di un nuovo anno,
io fermo la mia vita davanti al calendario
ancora da inaugurare
e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere.

Oggi ti chiedo per me e per i miei la pace e l’allegria,
la forza e la prudenza,
la carità e la saggezza.

Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà,
chiudi le mie orecchie a ogni falsità,
le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste
o in grado di ferire,
apri invece il mio essere a tutto quello che è buono,
così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni
e le sparga a ogni mio passo.

Riempimi di bontà e allegria
perché quelli che convivono con me
trovino nella mia vita un po’ di te.

Signore, dammi un anno felice
e insegnami e diffondere felicità.

Nel nome di Gesù, amen.
Harley Tuberqui

sabato 31 dicembre 2016

Anno vecchio addio!




Siamo arrivati alla fine di un altro anno e di solito, guardando indietro ricordiamo più i  giorni che ci hanno procurato problemi o sofferenze, che quelli di serenità, in cui abbiamo avuto anche dei momenti felici.
Ogni anno lasciamo indietro anche persone care che ci hanno preceduto nella realtà che, non sappiamo quando, raggiungeremo anche noi, non necessariamente secondo l'età anagrafica.
Proprio perché non ne sappiamo niente, possiamo sperare e sognare che l'anno che verrà sia speciale e ci riservi tante piacevoli sorprese.
Nulla ci vieta di immaginare avvenimenti straordinari che possono trasformare in positivo la nostra vita. La realtà, lo sappiamo bene, può risultare molto diversa, ma è auspicabile che non partiamo già con pessimismo.
L'obiettivo principale di questo blog, l'ho affermato tante volte, è quello, innanzitutto per me, di non lasciarci travolgere in modo negativo dalle situazioni spiacevoli che ci possono accadere, ma nonostante tutto vedere, non la parte mancante, ma quella esistente di un di un bicchiere riempito a metà.
A questo punto devo mettere sulla bilancia: da una parte le cose positive che ho vissuto in quest'anno e sull'altro piatto il peso notevole delle difficoltà che inaspettatamente ho dovuto accettare e fare il possibile per superarle.
Essendomi ristabilita, guardo con benevolenza l'anno in uscita dimenticando i momenti più duri, e ancora una volta non mi smentisco  e mi aspetto dall'anno nuovo, le cose più belle e invito anche voi a fare altrettanto. Il bilancio, a Dio piacendo, lo faremo alla fine del 2017, con l'augurio che il nuovo anno ci garantisca almeno la pace nel mondo...

domenica 25 dicembre 2016

A Natale nel Tempo che fu...



Ricordi ovattati, silenzio, nostalgia, profumo di muschio, strade buie...
Questo post è più comprensibile a chi è avanti con gli anni come me e facilmente riporta alla memoria questa ricorrenza com'era vissuta: spirituale, meno  appariscente e commerciale.
Le strade non erano illuminate, né i pochi negozi privi di dolci tentazioni, invitavano insistentemente all'acquisto di regali e leccornie da consumare il giorno di Natale.
Ricordo che i primi panettoni, pandoro, mandorlato e marron glacè apparivano solo ai primi di dicembre e noi bambini, oltre al presepe sognavano qualche regalo, che ricevevamo solo per la festa della Befana.
Non bombardati e sollecitati come ora, aspettavamo il Santo Natale ansiosi e sicuramente più fiduciosi, perché quel povero, piccolo, innocente bambino  nella grotta ci avrebbe portato, ne eravamo certi, qualcosa di speciale.
Oltre alla preparazione del presepe, cui erano riservati gli ultimi giorni, cominciava a diffondersi,  dai paesi nordici, la tradizione dell' albero di Natale che non era finto , ma scheletrico, non fornito da una grande distribuzione.
Erano in vendita palle ed altre fragili e costose decorazioni in vetro soffiato, per cui dovevamo fare molta attenzione, e se per caso ce ne sfuggiva di mano una, i rimproveri non ci erano risparmiati.  Oltre ai pochi ornamenti, per riempire i rami sparuti e poco rigogliosi ci servivamo di ciò che a poco prezzo avevamo a disposizione: rosse caramelle Rossana Perugina,  qualche piccolo mandorlato, mandarini troppo pesanti che tiravano in basso i rami, frutta secca, abbondavamo però con i fili argentati e colorati, farina e fiocchi di cotone, sognando immaginari paesaggi innevati.
Al presepe, nella mia famiglia, occupatissima in negozio in quei giorni, era delegato mio fratello che lo preparava in un piccolo sottoscala, che doveva essere sgomberato e perciò all'allestimento era riservata la vigilia. Qualche giorno prima  con i suoi amici andava slla caccia del muschio necessario che diffondeva nella casa un profumo significativo.
Una vecchia capanna in ghiaino, ed un bellissimo, ma di esagerate dimensioni, Gesù Bambino di cera, con i riccioli dorati, erano il punto focale, e di grande attrazione.
L'originale Gesù bambino se l'era procurato mia madre  nelle frequenti escursioni in bicicletta a Mestre, durante il tempo di guerra, barattandolo con merce di prima necessità, come aghi, filo e bottoni. Peccato, era tanto bello, ma si sono perse le tracce e nessuno sa che fine abbia fatto.
Veniva riciclata la vecchia fornitura di casette malandate, pastori scoloriti, pecore spelacchiate, stagni, ponti e animali da cortile che venivano posizionati ad hoc in modo abbastanza ripetitivo, ma ogni anno, ammirando l'opera completata ci stupivamo e la classicavamo come la migliore.
Magicamente il giorno di Natale, noi bambini trovavamo davanti alla grotta piccole scatoline di mandorlati, incredibilmente ancora in commercio, che dimostravano la vicinanza e l'attenzione dei nostri genitori.
Ho ancora ben  presente e nitido il ricordo di quando,  molto piccola, all' alba di un mattino di Natale, mio zio Cesco mi svegliò per annunciare a me, piccola rappresentante del gentil sesso, che nella notte  Gesu  Bambino era arrivato a casa nostra, e nella stanza accanto aveva portato una cuginetta, Roberta, futura compagna di giochi e a me un ombrellino nero con disegnini che ricordo ancora bene.
Vestiti a festa, cristianamente preparati con canti e funzioni religiose, in un' atmosfera di gioiosa attesa, ci preparavamoi a vivere felicemente in famiglia quella giornata straordinaria, anche perché era sempre accompagnata da allettanti mance dei parenti...su cui contavamo e che avevamo preventivamente calcolato in che modo spendere...

giovedì 22 dicembre 2016

Una Messa particolare



Giovanni Guareschi
"Messa di mezzanotte nel covo dei nemici"


" Gesù,"diceva al Cristo crocifisso dell'altare "io li aspetto a Natale. Non s'è mai dato, in tanti anni che sono qui, che siano mancati alla Messa di mezzanotte, E la notte di Natale ritorneranno. È impossibile che possano rinunciare alla Messa di mezzanotte.
Giubal, quando l'altr'anno era ricercato dalla polizia per via di quel pasticcio, la notte della Vigilia ritornò a galla e io lo vedi là in fondo, in quell'angolo, intabarrato fino agli occhi. Gesù fidatevi di me."
" Io mi sono sempre fidato di te" rispondeva il Cristo sorridendo. " Ma tu poi ti fidi di te?" "Be'... abbastanza. Però, più che altro, io mi fido di voi..."precisò don Camillo.
E venne la Vigilia di Natale, cadde la notte e la chiesa era piena  di luci e di canti: ma, seduti sulle dure panche dello squallido salone della Casa del Popolo, uomini cupi ascoltavano in silenzio Peppone che leggeva roba che nessuno sapeva cosa fosse  Ogni tanto, nelle pause, il vento della notte portava le note dell'organo della Chiesa ad appiccicarsi contro i vetri della salone.
La messa finì  alla sveltina perché don Camillo era nervoso: aveva un chiodo piantato nel cervello, un chiodo che gli dava un fastidio tremendo.
Rimasto solo in chiesa, si svestì in fretta e andò a sbarrare la porta col catenaccio.
Camminò in su e in giù per qualche minuto. poi si fermò davanti al Cristo crocifisso.
"Gesù" disse "avete visto?"
"Ho visto" rispose il Cristo. "Ti sei fidato troppo di te, don Camillo."
"No, mi sono fidato di voi" precisò don Camillo.
"Quindi, adesso hai perso la fede in me!:
Don Camillo sì indignò.
 "Gesù," protestò  "questo mai. Sarebbe come uno che ha fame e li sulla tavola c'è un pezzo di pane e l'uomo dice " Lo so che Dio non mi lascerà morire di fame"" e se ne sta lì senza muovere un dito. È logico che se non allunga  la mano e non  prende il pane, Dio non può prendere il pane e metterglielo in bocca. Insomma, uno, anche quando ha una grande fiducia nella divina Provvidenza, non deve rinunciare a ragionare. E, ragionando, uno conclude se il pane non va verso di lui, è lui che deve andare verso il pane. D'altra parte lo dice anche la Sacra Scrittura: "Se la montagna non va a Gesù, Gesù va alla montagna".
Cristo sorrise.
"Don Camillo, veramente la frase è: "Se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna".
"Perdonate", si dolse don Camillo "credetemi, io..."
"Non ho niente da perdonarti, don Camillo: non sono le parole quelle che contano, sono le intenzioni."
Don Camillo sì passò la grossa mano sulla fronte e guardò  su, verso il Cristo. Ma pensava a Maometto e il Cristo, che lo sapeva, sorrise.
 "Compagni," stava dicendo Peppone " adesso per finire degnamente questa democratica riunione vibrante di fede, io vi leggerò un magistrale profilo di Mao Tse Tung" quando la porta si spalancò ed entrò un grosso uomo intabarrato che, passando come  un panzer tra le panche, arrivò davanti  al palco sul quale stava Peppone, salì la scaletta e, spalancato il tabarro tirò fuori una vecchia cassetta grigioverde, che mise con violenza sul tavolino di Peppone.
Tutti quelli delle prime due file di panche la conoscevano a memoria, quella vecchia cassetta grigioverde, perché l'avevano vista tante volte in montagna, quando don Camillo rischiava le pallottole per arrivare fin lassù.     
 E si alzarono. Don Camillo sollevò il coperchio della cassetta ed ecco sorgere l'altarino da campo. Peppone intanto si era alzato ed era sceso dal palco. Don Camillo ci volse un momento e fece un grugnito.
 Allora, caracollando, lo Smilzo salì la scaletta  e arrivò  al fianco di don Camillo, come aveva fatto tante volte lassù.  Poi lo aiutò a vestirsi, accese le candele e, quando fu ora, si
inginocchiò a lato dell'altare.
Fu una messa povera, roba da soldati, quasi clandestina. Ma avevano spento le luci della sala e le candele dell'altarino facevano un bel effetto. E poi,  le note dell'organo della Chiesa quelle che erano venute ad appiccicarsi ai vetri delle finestre del salone, erano ancora vive e palpitanti e così c'era anche una lontana musica nell'aria...