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domenica 5 febbraio 2017

Voi siete la luce del mondo



Dall'Omelia del Vescovo Antonio Riboldi
"Credo che abbiamo sperimentato tutti la sensazione del l'insicurezza e dello smarrimento, che a volte sconfina nella paura, quando d'improvviso se ne va la luce di casa o per le strade, in cui stiamo camminando"
"Quando poi torna la luce, proviamo un senso di profondo sollievo e gioia, come avessimo scampato un pericolo.
Oggi l'umanità, e forse anche qualcuno di noi, per le più svariate ragioni, è come se avesse smarrito la luce della vita. Ci sentiamo avvolti da pericolose tenebre dentro e fuori.
Sentiamo tanti discorsi sulla pace, sull'onestà, ma a volte sembrano come"schiacciati" dalle tenebre del vivere quotidiano, tanto da non sapere più se sia il caso di ascoltarli e credervi."
" Per chi non ha fede, difficile, ritrovare la serenità, la luce. Viene da chiederci a chi rivolgersi, perché ce la ridoni?
Chi si è definito ' Luce del mondo' è Gesù, il Figlio di Dio, che ci ha rivelato il Volto del Padre ed è il Vivente, sempre accanto a noi...'in noi'.
"A tutto lo smarrimento dell'anima, che fa perdere il senso e la bellezza della vita, risponde oggi Gesù: parole che sono la vera 'sfida' di Dio alla cecità dell'uomo."
"Voi siete il sale della terra, ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato"
"Voi siete la luce del mondo"
"Così  risplenda la vostra merce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere e rendano gloria al vostro Padre che è nei Cieli".
Ed ha ragione Gesù! Chi di noi si lascia penetrare dalla Sua Luce, nella vita è come se divenisse una luce per sé e per quanti lo accostano.
Forse non è facile incontrare fratelli e sorelle che sono ' luce e sale', ma grazie a Dio ce ne sono,"

domenica 25 dicembre 2016

A Natale nel Tempo che fu...



Ricordi ovattati, silenzio, nostalgia, profumo di muschio, strade buie...
Questo post è più comprensibile a chi è avanti con gli anni come me e facilmente riporta alla memoria questa ricorrenza com'era vissuta: spirituale, meno  appariscente e commerciale.
Le strade non erano illuminate, né i pochi negozi privi di dolci tentazioni, invitavano insistentemente all'acquisto di regali e leccornie da consumare il giorno di Natale.
Ricordo che i primi panettoni, pandoro, mandorlato e marron glacè apparivano solo ai primi di dicembre e noi bambini, oltre al presepe sognavano qualche regalo, che ricevevamo solo per la festa della Befana.
Non bombardati e sollecitati come ora, aspettavamo il Santo Natale ansiosi e sicuramente più fiduciosi, perché quel povero, piccolo, innocente bambino  nella grotta ci avrebbe portato, ne eravamo certi, qualcosa di speciale.
Oltre alla preparazione del presepe, cui erano riservati gli ultimi giorni, cominciava a diffondersi,  dai paesi nordici, la tradizione dell' albero di Natale che non era finto , ma scheletrico, non fornito da una grande distribuzione.
Erano in vendita palle ed altre fragili e costose decorazioni in vetro soffiato, per cui dovevamo fare molta attenzione, e se per caso ce ne sfuggiva di mano una, i rimproveri non ci erano risparmiati.  Oltre ai pochi ornamenti, per riempire i rami sparuti e poco rigogliosi ci servivamo di ciò che a poco prezzo avevamo a disposizione: rosse caramelle Rossana Perugina,  qualche piccolo mandorlato, mandarini troppo pesanti che tiravano in basso i rami, frutta secca, abbondavamo però con i fili argentati e colorati, farina e fiocchi di cotone, sognando immaginari paesaggi innevati.
Al presepe, nella mia famiglia, occupatissima in negozio in quei giorni, era delegato mio fratello che lo preparava in un piccolo sottoscala, che doveva essere sgomberato e perciò all'allestimento era riservata la vigilia. Qualche giorno prima  con i suoi amici andava slla caccia del muschio necessario che diffondeva nella casa un profumo significativo.
Una vecchia capanna in ghiaino, ed un bellissimo, ma di esagerate dimensioni, Gesù Bambino di cera, con i riccioli dorati, erano il punto focale, e di grande attrazione.
L'originale Gesù bambino se l'era procurato mia madre  nelle frequenti escursioni in bicicletta a Mestre, durante il tempo di guerra, barattandolo con merce di prima necessità, come aghi, filo e bottoni. Peccato, era tanto bello, ma si sono perse le tracce e nessuno sa che fine abbia fatto.
Veniva riciclata la vecchia fornitura di casette malandate, pastori scoloriti, pecore spelacchiate, stagni, ponti e animali da cortile che venivano posizionati ad hoc in modo abbastanza ripetitivo, ma ogni anno, ammirando l'opera completata ci stupivamo e la classicavamo come la migliore.
Magicamente il giorno di Natale, noi bambini trovavamo davanti alla grotta piccole scatoline di mandorlati, incredibilmente ancora in commercio, che dimostravano la vicinanza e l'attenzione dei nostri genitori.
Ho ancora ben  presente e nitido il ricordo di quando,  molto piccola, all' alba di un mattino di Natale, mio zio Cesco mi svegliò per annunciare a me, piccola rappresentante del gentil sesso, che nella notte  Gesu  Bambino era arrivato a casa nostra, e nella stanza accanto aveva portato una cuginetta, Roberta, futura compagna di giochi e a me un ombrellino nero con disegnini che ricordo ancora bene.
Vestiti a festa, cristianamente preparati con canti e funzioni religiose, in un' atmosfera di gioiosa attesa, ci preparavamoi a vivere felicemente in famiglia quella giornata straordinaria, anche perché era sempre accompagnata da allettanti mance dei parenti...su cui contavamo e che avevamo preventivamente calcolato in che modo spendere...

domenica 4 dicembre 2016

Felicità e Amore: i veri Nomi di Dio



 


 Da: "La cura dell'anima" di Anselm Grùn

Al giorno d'oggi come può Cristo essere il sale della terra? Che cosa significa questo nella società moderna?

 Il sale condisce, disinfetta e conserva. Da questa metafora si evince che il cristiano non può semplicemente adeguarsi e seguire la corrente.
Con la sua vita, che è orientata a Gesù, rende testimonianza di un'altra possibilità dell'esistenza umana con Gesù.
Il cristiano cerca la volontà di Dio.
Bada di essere in pace con se stesso e con gli altri.
Al tempo stesso ha però anche il compito profetico di impegnarsi per la pacificazione di questo mondo, di prestare attenzione agli emarginati e denunciare le tendenze disumane della società odierna.
Non deve semplicemente accontentarsi di come vanno le cose. Dovunque la dignità umana è offuscata e trascurata, deve far sentire la propria voce.
Dev'essere il condimento della società.
E  deve badare a non intorbidire con motivi egoistici il proprio impegno per il mondo.

domenica 20 novembre 2016

Un Angelo capace di salvare la Vita




Da " Brodo Caldo per l'Anima
   Angeli tra di noi "

Dobbiamo pregare gli angeli perché ci vengono dati come custodi
                               Sant'Agostino

 Quando la mia auto sbandò su una strada deserta, temetti di essere spacciata.
Poi udii una voce sommessa e rassicurante e avvertii una presenza misteriosa e benevola. Erano le cinque  e qualche minuto di un nevoso pomeriggio di novembre. Tornavo a casa dal lavoro e speravo di trascorrere una serata tranquilla. Quando girai l'angolo, un procione mi sfrecciò davanti alla macchina.
Sterzando per evitarlo, rimbalzai contro il ciglio, ma quando feci per tornare sulla carreggiata, il volante si bloccò. Presa  dal panico, inchiodai, ma la vettura non si fermò e finii dritta contro un albero. I vetri si frantumarono e il metallo si accartocciò. Sbattei la testa, provai un dolore lancinante al busto e persi i sensi.
 Quando aprii gli occhi fiutai un odore di fumo e benzina. Mi sforzai di riprendere conoscenza. Seppure stordita e confusa, capii, di essere in trappola ma poi mi voltai verso il finestrino e vidi un bell'uomo dal viso gentile con i capelli castani e gli occhi marroni. Indossava una camicia bianca senza giacca. "Sono morta?" domandai. Sorrise e scosse la testa.  "No, è ancora viva", rispose dolcemente e aprì.  la portiera distrutta con uno strato ne. Quindi mi spaccio. la cintura di sicurezza e mi prese in braccio.
Mi sembrò di fluttuare nell'aria quando mi estrasse dell'abitacolo e mi trasferì una decina di metri più in là, adagiato a terra. Tremando per lo shock e il sollievo, mi toccai la testa dolorante e sentii il sangue. Lo sconosciuto si inginocchiano e mi conforto, tamponamenti con un panno. Infine mi avvolse in una morbida coperta.
"Stanno arrivando i soccorsi. Andrà tutto bene.". Era così garbato e aveva una voce così soave che non potei fare a meno di rilassarmi. Il mio ricordo successivo sono i paramedici che mi caricava sull'ambiente e i vigili del fuoco che spiegheranno le fiamme sprigionare dall'auto. "Aspettate!"urla . "Devo ringraziarlo!".
"Ringraziare chi?" chiese un paramedico. Quandoggli racconta la storia, tuttavia, scrollò il capo. "Qui non c'era nessuno, quando siamo  arrivati. Era stesa a terra...da sola".
"Che fine ha fatto la coperta in cui mi ha avvolta?".
" Non abbiamo trovato nessuna coperta".
All'inizio sospettano che avessi avuto un'illuminazione, ma qualcuno aveva chiamato il 911- anche se la telefonata non era rintracciabile e tutti conclusero che non sarei stata in grado di uscire dalla vettura per conto mio. "Ancora qualche minuto, e la macchina sarebbe esplosa con lei dentro", dichiarò il meccanico.
Cercai il mio salvatore per settimane, ma invano. Vedo ancora il suo viso ogni volta che chiudo gli occhi...

domenica 23 ottobre 2016

Chi si umilia sarà esaltato


 Dall' omelia del vescovo  Antonio Riboldi del 23 ottobre 2016

Ottobre è il mese che la Chiesa dedica alla missione: è necessario continuare ad evangelizzare ripetendo che ogni uomo, nessuno escluso, non è totalmente uomo, creatura di Dio, se non è illuminato e sostenuto dalla stupenda verità che Gesù ha condiviso con i suoi, cioè la buona novella del Vangelo: samo tutti amati dal padre e lui attende il nostro amore, una verità che deve diventare esperienza di vita.
 In questo mese è doveroso pensare ai tanti missionari che senza badare ai sacrifici, condividendo la povertà di tanti, mettendo in conto il pericolo di sacrificare la vita, portano l'amore di Dio in terre lontane e spesso pericolose, ma proprio il ricordarli ci deve spingere ad altre  generosità, iniziando la missione evangelizzatrice nelle nostre famiglie, nelle comunità, ovunque... senza false paure, ma anche seguendo la via maestra per diventare portatori della gioia del Vangelo, facendone partecipi i nostri fratelli - vera essenza della missione  e cioè l'umiltà: " Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si  umilia sarà esaltato.       La parola  di Gesù nel Vangelo di questa domenica è diretta a noi, Suoi discepoli, che viviamo in un tempo in cui si assiste alla voglia sfrenata di mettersi in mostra, di'contare', senza più la capacità di 'guardarsi dentro' e riconoscere il 'poco' che siamo.
Sembra ripetersi all' infinito, nella storia dell'uomo la tentazione che in origine portò i nostri progenitori a disobbedire a Dio per...diventare come LUI.
Si  è persa in troppi la misura della propria condizione di semplice creatura, per cui si fa di tutto per 'sentirsi  onnipotenti'..., senza più pensare che è ben altra la 'vera immagine divina', che dobbiamo coltivare dentro di noi e davanti agli occhi di Dio.
Così oggi Dio ci parla...                           
 

martedì 26 luglio 2016

Pax tibi Marce


Nella località montana, Auronzo di Cadore, in cui mi trovo ora, ho conosciuto due anni  fa Franca, autentica veneziana, e spesso parliamo della sua città che lei ama tanto e nella cui provincia sono nata. Le ho chiesto di raccontarmi dei fatti inerenti Venezia e la sua storia e mi ha dato dei suggerimenti che ho subito messo in pratica.
Ho acquistato il libro : Leggende e racconti popolari del Veneto, di Dino Coltro.
Offro alla vostra attenzione quelli che mi sono piaciuti di più.

"In una buia sera di tempesta di duemila anni fa, una piccola nave cercò riparo sulla costa di una delle isole della Laguna. La nave proveniva da Aquileia ed era diretta ad Alessandria d'Egitto,. I naviganti sbarcarono e furono ospitati in una delle poche capanne di pescatori che sorgevano nell'isola.
Tra quei naviganti c'era Marco, il discepolo caro a San Pietro. I suoi compagni di viaggio lo ascoltavano con curiosità perché parlava di un Uomo, figlio di Dio, che era disceso in terra per salvare gli uomini.
Anche quella sera dopo una frugale cena, parlò loro della "Buona Novella" che Gesù Nazareno morto qualche anno prima sulla Croce e poi risuscitato e salito al Cielo, aveva annunciato al mondo.
E raccontò alcuni miracoli di Gesù che quei pescatori e gli amici della nave ne rimasero impressionati.
Poi ognuno si stese per terra e si addormentò.
Marco ebbe un sogno. Gli apparve un angelo e gli parlò così :
"Su queste isolette, o Marco, sulle quali ora ti trovi, sorgerà un giorno una grande città, una città che sarà una delle meraviglie del mondo. In questa città tu troverai il tuo ultimo riposo, Qui avrai pace, o Marce, Evangelista mio: Pax tibi Marce...".
Dopo alcuni giorni, fattasi bonaccia, la piccola nave riprese il mare e arrivò ad Alessandria. Qui Marco predico' il Vangelo finché i pagani non lo trascinarono per le vie della città con delle funi legate al collo. Gettato nel carcere, il giorno dopo, fu trascinato ancora per le vie martoriando le carni  del suo corpo, che alla fine fu dato alle fiamme. Ma i fedeli riuscirono a sottrarlo alla distruzione e lo nascosero.
Venezia intanto era nata e gli uomini che l'avevano edificata, libera e forte, cercavano un Santo che la proteggesse.
Così accadde che nell'829 due marinai veneziani, Rustico da Torcello e Buono da Malcontenta dopo lunghe ricerche in Egitto, trovarono i resti mortali del Santo in Alessandria dove erano stati sepolti di nascosto. Trafugato il corpo, lo imbarcarono sulla loro nave in attesa e per respingere il controllo dei Mussulmani nascosero il corpo sotto un cumulo di carne di maiale nella cambusa. E, finalmente, arrivarono a Venezia dove eressero la Basilicata, proprio sul luogo dove secoli prima un navigante allora sconosciuto aveva posto piede e dove l'angelo gli aveva annunciato:
"Qui tu riposerai... Pax tibi Marce...".
 



lunedì 23 maggio 2016

Le scarpette "miracolose"


Sono rimasta affascinata dal racconto emozionante di alcuni anni fa che un'amica di Napoli mi ha trasmesso. La statua della Madonna alla quale bisogna cambiare le scarpe: si consumano perché va a vegliare sui suoi bimbi...

di Paolo Barbuto

La statua della Madonna dell'Annunziata non è al centro della chiesa. Si trova in un angolo, dentro una teca dai vetri puliti di fresco. I lunghi capelli che coprono il mantello azzurro sono veri: le donne di Forcella se ne privarono per regalarli alla mamma di tutti i bimbi abbandonati.

Suor Maura è minuscola, ha un'età indefinita, sulle spalle il peso di una vita intera, cammina a fatica ma sorride in quella maniera dolce che solo certe donne sante conoscono. Suor Maura racconta la storia delle scarpe della Madonna.

Storia, favola dolce. Nessuno lo chiama miracolo, per carità.Qualcuno la  definisce leggenda. La voce flebile si perde nel chiaroscuro della chiesa. La statua della Madonna viene curata con amore dalle suore. Capelli sempre in ordine, vestiti lindi, comprese le scarpine. Che vanno cambiate spesso, perché la suola si consuma.

E qui la realtà si fonde con leggenda e fantasia. Per il quartiere, quelle scarpine consumate sono il segno di un miracolo: «La Madonna va a visitare tutti i suoi figli», dice senza ombra di dubbio una donna di Forcella. Suor Maura conferma. Quelle scarpine consumate vengono trattate come reliquie, anche se per la Chiesa non sono tali. Sono custodite con amore, vengono affidate a chi ha bisogno di una grazia. Una mamma le infila sotto al cuscino del figlio malato finché non guarisce; un marito le chiede per la moglie in fin di vita: «Solo che una volta una donna me ne chiese una, e non me l'ha più restituita». Suor Maura per un solo istante s'incupisce.

Dicono che la Madonna continui ancora oggi a vegliare sui bimbi dell'Annunziata. Raccontano che qualche settimana fa un medico in servizio di notte ha sentito una voce chiamare il suo nome. Quella voce lo ha trascinato davanti alla culla di un neonato, poi è sparita. «Quel bimbo stava soffocando, la Madonna l'ha salvato». Medici e dirigenti annuiscono con la testa. La Madonna che consuma le scarpe, quella notte vegliava su uno dei suoi figli. Forse non sarà un miracolo, ma crederci non costa nulla...
 (Il Mattino - 5 ottobre 2009)

domenica 17 aprile 2016

Ascoltiamo e Seguiamo Gesù



Dall'Omelia del vescovo Antonio Riboldi:

"Il Vangelo di oggi ci presenta un brano che con due pennellate dipinge ed esprime tutta la tenerezza e l'amore del Padre e di Gesù per ciascuno di noi. "In quel tempo Gesù disse: "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapparà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strappare dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola".
In questo piccolo racconto c'è soprattutto Lui, Gesù, mandato dal Padre a dare la vita, perché noi l'avessimo e in abbondanza, ciascuno di noi, conosciuto per nome, con tutti i propri travagli e difficoltà, a cui dice: sei 'mio', non nel senso del possesso, ma dell'attenzione e cura che vuole dedicarci.

domenica 10 aprile 2016

Simone di Giovanni, mi ami?


Dall'Omelia del Vescovo Antonio Riboldi:

"Quante volte ci sentiamo pronti ad affrontare chissà cosa, parlo nel campo della fede, dell'amicizia, della virtù, della dignità - e poi al momento del confronto con la mentalità del mondo, che chiede  a volte 'martirio'  nel confessare ciò che siamo e crediamo, si manifesta tutta la nostra debolezza.
Quanta gente generosa, che avrebbe, a parole, data la vita per il Regno di Dio, di fronte alla virulenza che vuole dominare le persone, annullando i grandi valori, si china per paura.
Non c'è da spaventarsi: è ciò che siamo senza la Grazia di Dio che ci sostiene.
Essere davvero cristiani, fino in fondo, con naturalezza, senza venir meno a ciò che veramente siamo 'dentro ', non è facile.
Più facile piegare la testa al mondo, per evitare, come Pietro, di fare, seguendoLo, la fine di Gesù nella passione. Ma ora Gesù è nuovamente con loro, è Risorto! È ciò che ci testimoniano, oggi, nel nostro mondo, tanti fratelli nella fede, perseguitati, ma che restano fedeli, perdendo tutto, a volte, anche la vita! È giunta, dopo la dolorosa e totale morte dell'uomo, l'ora del ' totalmente diverso ', che Gesù vuole partecipare a noi, se solo lo accogliamo".

domenica 3 aprile 2016

Il Suo Amore è per sempre

Dall'Omelia di don Giacomo Falco Brini


"Questa 2a domenica di Pasqua è anche detta della 
"Divina Misericordia"  da quando s.Giovanni Paolo II ha decretato di intitolarla cosi  per rispondere al desiderio che il Signore in persona espresse a S. Faustina Kowalska. 
Come Tommaso, anche noi siamo chiamati ad adorare il Signore Gesù perché il suo amore è per sempre. Non c'è un altro modo per onorarioringraziarlo. Alla santa mistica polacca il 
Signore rivela che alla sua misericordia non si possono mettere limiti e che l' unico modo per onorarLo e ringraziarLo è appunto  riconoscerlo e adorarlo nel suo amore misericordioso e incondizionato verso l'uomo.
Nei giorni scorsi, molto impegnato ad ascoltare le confessioni nel sacramento della riconciliazione, ho riflettuto a lungo su alcune espressioni dei fedeli.
Uno di loro ha espresso il suo disagio perché "recidivo" nel peccato. Ho pensato in quel momento che in realtà tutti lo siamo . Ho detto a quell'uomo che fortunatamente per noi anche Dio è"recidivo", ma nell'amore ostinato verso gli uomini.
Quell'uomo è tornato sorridente e visibilmente sollevato dal confessionale ma, quando, qualche giorno dopo, durante un incontro, ho raccontato di questo scambio di parole tra confessore e penitente, sono rimasto colpito dalla incredulità espressiva di tanti fratelli: davvero il Signore è così con noi?
Davvero mi perdona anche se sono recidivo nel Peccato? Possibile che a un certo punto non ne possa più di me? Mi sembra impossibile che non si stanchi di perdonarmi!... 
A costoro e a tutti quei fratelli che leggendo questo commento si riconoscono in questi ricorrenti dubbiosi pensieri, invito a recarsi nel luogo che più gli aggrada dove ci sia un crocifisso. Anche se non apparisse loro risorto come quel giorno a Tommaso, consideriamo la beatitudine di cui il Signore ci parla (Gv 20,29) e guardiamo lo stesso alle sue piaghe in Lui ancora crocifisso: da li Gesù non si muove per rassicurarci che il suo amore è per sempre, anche se noi ricadiamo nel peccato. Tocca a noi credergli oppure chiamarlo, come Tommaso, ad aiutarci nella nostra fragile fede affinché crediamo che il suo amore è più grande del mio peccato?"





domenica 27 marzo 2016

Gesù è Risorto e noi con Lui


Dall'Omelia del Vescovo Antonio Riboldi:

"La Gioia che Gesù ci dona raggiunga tutti e dia alla vostra vita il "vero respiro" del cuore che sgorga proprio dall'amore Misericordioso del Padre.
Auguri e vi assicuro che tutti sarete presenti nella mia Preghiera e  Gioia, con affetto"

"Grande giorno la Pasqua...come se il passato di noi uomini, pellegrini senza patria dopo il peccato originale, orfani senza gioia, improvvisamente fosse spazzato via, facendoci entrare in un mondo nuovo, 
"nelle braccia del Padre", aperte per sempre ad accoglierci...sempre che noi "rientriamo in noi stessi" e crediamo in lui "tornando a casa".
Cerchiamo di vivere insieme la Pasqua, mettendoci nei panni di Maria di Mandalà, degli apostoli e di quanti non avevano cessato di sperare."

domenica 6 marzo 2016

Accogliere la Misericordia

Dall' Omelia del vescovo Antonio Riboldi

"Accogliere la Misricordia per diventare  Misericordiosi.

In questa domenica,  la IV di Quaresima,  la Chiesa con la Parola di Dio ci fa quasi respirare la bellezza della nostra resurrezione,  frutto della Resurrezione del Maestro,  sempre che la Sua Grazia ci raggiunga e arrivi a parlare al nostro cuore,  che ha davvero bisogno di assaporare nel ritorno a Lui, lo stupendo bacio di gioia e di pace che solo Dio sa e può donarci.

domenica 28 febbraio 2016

Una vita di "IMPEGNO"


Dall'Omelia del Vescovo Antonio Riboldi"

"Viviamo in una società dove domina l'apparenza effimera, la superficialità e, spesso,  l'indifferenza verso problemi,  che richiederebbero profondità di analisi, volontà ferma e cuore grande,  per essere affrontati alla radice; senza parlare della vita personale in cui è facile sentirsi dire: "Che male c'è? Lo fanno tutti. "

domenica 21 febbraio 2016

Gesù, Lui solo, il Salvatore

Dall"omelia di don Roberto Rossi:

"Gesù prese con sé, Pietro, Giacomo e Giovanni e salì sul monte a pregare"
"Quanto è bella e profonda questa espressione e come è significativo il comportamento di Gesù che si ritira spesso sul monte a pregare e coinvolge i suoi amici!
L' incontro con Dio nella preghiera è sempre una cosa santa,  ma questa volta avviene quella manifestazione particolare che chiamiamo trasfigurazione,  perché il suo volto cambiò di aspetto e le sue vesti divennero candide e sfolgoranti.

giovedì 18 febbraio 2016

Sì. ..per la Vita


Recentemente ho partecipato ad una bellissima, emozionante cerimonia religiosa; il semplicissimo, coinvolgente matrimonio  religioso  di una coppia  arricchita dal dono di figli che vi hanno partecipato attivamente. Davanti agli uomini si erano impegnati diversi anni fa, ma forse anche per gli insegnamenti ricevuti, dentro di loro sentivano che non era abbastanza e mancava ancora qualcosa di essenziale.
Ho vissuto con emozione e partecipazione il bel avvenimento in considerazione anche della banalità e delle accese lotte per estendere il diritto al matrimonio a persone che non rispecchiano le "regole" ritenute valide fin dai tempi remoti.
L'agognata meta raggiunta è stata un lungo percorso di maturazione, riflessione, testimonianza ed esempio per i figli e la società.
La preparazione ha richiesto diverso tempo ed era stata prevista altre volte, ma ogni volta che erano vicini a sposarsi davanti a Dio, sorgevano sempre degli impedimenti che procrastinavano la realizzazione. Dall' estate scorsa ero al corrente di questa ulteriore possibilità che finalmente si è attuata fra la gioia, l 'emozione e la presenza "tangibile"del CIELO.
La semplicità del rito, con i parenti intimi e pochi amici ha evidenziato ancora di più il significato ed il valore di una scelta d'amore vero, responsabile, sicura e impegnativa che da ora renderà la vita degli sposi molto più ricca e chiara avviata ad futuro eterno insieme...

domenica 14 febbraio 2016

Se Tu sei Figlio di Dio


Non
Dall'Omelia di don Luca Orlando Russo:

"Già mercoledì,  con il rito dell'imposizione delle Ceneri, siamo stati ampiamente introdotti nel tempo della Quaresima. 
La liturgia della Parola di  mercoledì ci ha invitato a prendere coscienza che il Dio della tradizione biblica desidera stabilire con noi uomini una relazione personale".
"La forza del Male, con le sue tentazioni,  è a noi molto familiare se non altro per il fatto che tutti i giorni ne facciamo esperienza, e molte volte al giorno. 
Siamo di continuo assillati dal desiderio di realizzare la nostra vita e per questo imbocchiamo la via
 dell'esercizio e della ricerca del potere. Non è nemmeno estranea,  a noi credenti, la tentazione di manipolare la nostra relazione con Dio per servirci, secondo la nostra logica, del Suo potere.
Le nostre azioni come i nostri pensieri, il nostro fare come il nostro dire è continuamente in pericolo. 
La nostra fiducia in Dio,  il nostro camminare verso la comunione con Lui continuamente rischia di bloccarsi a causa della tentazione. 
La tentazione in fondo è una sola: quella di realizzarci senza il Padre. Essere come Lui(è Dio stesso che ci ha creati con questo desiderio), ma senza di Lui( è satana che ci fa vedere Dio come  il nemico numero uno della realizzazione di questo desiderio).
Non vi è strada che quella della disobbedienza a Dio se l'uomo vuole realizzare la sua vita: questo è il suggerimento del tentatore,.
Ma tutte queste considerazioni non ci scoraggiano, Gesù ce l'ha fatta,  ha vinto.
Lo Spirito Santo che lo aveva condotto nel deserto, non lo ha lasciato solo e ha vinto per Lui e in Lui.".

Anche noi se ci impegniamo ce la possiamo fare a vincere le nostre quotidiane tentazioni...

domenica 7 febbraio 2016

La Vita come Vocazione

Dall'Omelia di don Roberto Rossi:

"Poveri  uomini, ma umili, perche sinceri,  sono chiamati a diventare i testimoni e gli annunciatori della bontà e della salvezza del Signore: la Parola di Dio ci presenta  così Isaia, Paolo, Pietro e gli altri apostoli. 
Siamo chiamati oggi  a meditare sul mistero della chiamata di Dio. Noi sappiamo che ogni vita è una vocazione e che a ogni vocazione è legata  una particolare missione da compiere, 

domenica 17 gennaio 2016

Nozze di Cana


Dall'Omelia del Vescovo Antonio Riboldi:

"Le feste natalizie hanno puntato tutta l'attenzione sull'incredidile grandezza del Cuore di Dio che viene incontro,  sempre, ai bisogni dell'umanità,  mandandoci Suo Figlio, nato da Maria Vergine a Betlemme.  
Non so se tutti siamo riusciti a spalancare le nostre porte a Maria che chiedeva ospitalità nella nostra vita per consegnarci Gesù. 

domenica 10 gennaio 2016

Il Battesimo di Gesù


Dall'Omelia del Vescovo Antonio Riboldi:

"È bello immaginare un istante la scena che precede il Vangelo di oggi, riguardante il "battibecco" tra Giovanni il Battista, che si rifiuta di battezzare nell'acqua Gesù,  il Messia, e questi che invece insiste ed ottiene di essere battezzato (Mt 3,13-15)"
"E si ritrova ritto davanti a sé, in mezzo al fiume Giordano, Gesù,  il Figlio di Dio, che poteva far risplendere della Sua Luce divina tutto ciò che gli stava intorno,  in attesa di essere battezzato! 
 Quanta umiltà in questo gesto di purificazione del nostro Maestro. Solo una libertà piena consente una sottomissione vera! 
Gesù non ebbe paura di farsi giudicare  'peccatore' da quanti assistevano alla scena. 
Lui sapeva di avere sulle spalle tutti i peccati del mondo, anche i miei. 
Lui, Agnello immacolato che toglie i peccati del mondo, in quel momento accetta di farsi togliere i peccati del mondo,  come fossero suoi. 
È e sarà fino alla fine solidale , fino a dare la vita,  per l'umanità".
" Si, siamo figli di Dio,  amati!  Il nostro Battesimo,  è stato il grande evento della nostra nuova vita.
Non siamo più 'uomini senza Cielo, ma 'uomini del Cielo,  figli di Dio',è la vita da cristiani. 
Ma  occorre ridare al nostro Battesimo quella solennità e consapevolezza, che poi si proietta nella vita",
Il santo Battesimo non può quindi essere una formalità, un motivo 'per far festa', ma senza seguito. 
È stato il grande evento della nuova vita,  che ci ha aperto le porte, se vogliamo,  ad una vita da santi , al Paradiso..."



domenica 3 gennaio 2016

Auguri dal Vescovo Riboldi



"Vi sono tante domande nel nostro cuore che,  umanamente,  restano senza risposte; tanti 'perché', che paiono non avere un senso.
Spesso restiamo frastornati, delusi, e qualcuno angosciato,  dalle tante notizie,  a volte aghiaccianti, che rendono l'aria irrespirabile.
Qualcuno, anche tra noi, discepoli di Gesù,  può giungere a chiedersi: -'Ma Dio  dov'è? '.