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domenica 1 gennaio 2017

BUON ANNO...



PREGHIERA PER IL NUOVO ANNO
"Preghiera di un giovane contadino sudamericano"

Signore, alla fine di questo anno voglio ringraziarti
per tutto quello che ho ricevuto da te,
grazie per la vita e l’amore,
per i fiori, l’aria e il sole,
per l’allegria e il dolore,
per quello che è stato possibile
e per quello che non ha potuto esserlo.

Ti regalo quanto ho fatto quest’anno:
il lavoro che ho potuto compiere,
le cose che sono passate per le mie mani
e quello che con queste ho potuto costruire.

Ti offro le persone che ho sempre amato,
le nuove amicizie, quelli a me più vicini,
quelli che sono più lontani,
quelli che se ne sono andati,
quelli che mi hanno chiesto una mano
e quelli che ho potuto aiutare,
quelli con cui ho condiviso la vita,
il lavoro, il dolore e l’allegria.

Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono
per il tempo sprecato, per i soldi spesi male,
per le parole inutili e per l’amore disprezzato,
perdono per le opere vuote,
per il lavoro mal fatto,
per il vivere senza entusiasmo
e per la preghiera sempre rimandata,
per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi,
semplicemente… ti chiedo perdono.

Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità,
tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all’inizio di un nuovo anno,
io fermo la mia vita davanti al calendario
ancora da inaugurare
e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere.

Oggi ti chiedo per me e per i miei la pace e l’allegria,
la forza e la prudenza,
la carità e la saggezza.

Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà,
chiudi le mie orecchie a ogni falsità,
le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste
o in grado di ferire,
apri invece il mio essere a tutto quello che è buono,
così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni
e le sparga a ogni mio passo.

Riempimi di bontà e allegria
perché quelli che convivono con me
trovino nella mia vita un po’ di te.

Signore, dammi un anno felice
e insegnami e diffondere felicità.

Nel nome di Gesù, amen.
Harley Tuberqui

giovedì 15 dicembre 2016

Racconto di Natale



Giovanni Guareschi
 "In una manona il tepore di un Bambinello rosa"

Si era ormai  sotto Natale e bisognava tirare fuori dalla cassetta le statuette del presepe,  ripulire,  ritoccarle col colore, riparare le ammaccature. Ed era già tardi, ma don Camillo stava ancora lavorando  in canonica.  Sentì bussare alla finestra e, poco dopo, andò ad aprire perché si trattava di Peppone.
Peppone si sedette mentre don Camillo riprendeva le sue faccende, e tutt'e due tacquero per un  bel  po'.
" Vecchio Dio!" esclamò a un tratto Peppone con rabbia.
 "Non avevi altro posto che venire in canonica a bestemmiare?" sì informò. calmo don Camillo. " Non potevi bestemmiare mentre eri alla sede?" " Non si può più neanche bestemmiare, in sede!" borbottò Peppone "Perché anche se uno bestemmia, deve dare delle spiegazioni". Don Camillo prese a ritoccare con la biacca la barba di San Giuseppe. "In questo porco mondo un galantuomo non può più vivere!" esclamò Peppone dopo un po'.
"E cosa ti interessa?" domandò don Camillo. " Sei forse diventato un galantuomo?".
"Lo sono sempre stato."
" Oh bella! Non l'avrei mai immaginato." Don Camillo continuò a ritoccare la barba di San Giuseppe. Poi passò a ritoccargli la veste.
 C'è ancora il brutto giallo dell'uccisione dei Pizzi da risolvere.
Tutti diffidano e hanno paura di tutti, compreso Peppone che teme di andare a finire in prigione, e sente il bisogno di confidarsi con qualcuno...
"Ne avete ancora per molto tempo ?" si informò Peppone con ira.
"Se mi dai una mano, in poco  si finisce."
 Peppone era meccanico e aveva mani grandi come badili e dita enormi che facevano fatica a piegarsi. Però quando uno aveva un cronometro da accomodare bisognava che andasse da Peppone perché è così, e sono proprio gli omoni grossi che son fatti per le cose piccolissime.
Filettava la carrozzeria delle macchine e i raggi delle ruote dei barocci come uno del mestiere.
"Figuratevi adesso mi metto a pitturare i santi" borbottò. "Non mi avete mica preso per il sagrestano!". ritoccare col colore riparare le ammaccato re ed era già tardi ma don Camillo stava ancora lavorando in parrocchia in canonica senti bussare alla finestra e poco dopo andò ad aprire perché si trattava di Peppone Peppone si siede te mentre don Camillo riprende va le sue faccende e tutt'e due da Quero per un bel po' vecchio Dio e stiamo a un tratto Peppone con rabbia non avevi altro posto che venire in canonica a bestemmiare si informa calmo don Camillo non potevi me bestemmiare mentre eri alla sede non si può più neanche bestemmiare in sede borgo top Peppone perché anche se una bestemmia deve dare delle spiegazioni non Camillo prese a ritoccare con l'acca la barba di San Giuseppe in questo porco mondo un galantuomo non può più vivere escludiamo Peppone dopo un po' e cosa ti interessa domando don Camillo sei forse diventato un galantuomo lo sono sempre stato oh bella lui avrei mai immaginato don Camillo continuo a ritoccare la barba di San Giuseppe poi passò a ritoccare gli la veste c'è ancora il brutto giallo del uccisione dei tizi da risolvere tutti gli fidano e hanno paura di tutti compreso Peppone che teme di andare a finire in prigione esente bisogno di confidarsi con qualcuno mi avete ancora per molto tempo ci infermi si informo Peppone con ghiera se mi dai una mano un po' così finisce Peppone era meccanico e aveva mani grandi come va digli e dita enormi che facevano fatica a chiedersi però quando uno aveva un cronometro da accomodare bisognava che andasse da Peppone perché è così e sono proprio gli ormoni De Rossi che son fatti per le cose piccolissime villetta va la carrozzeria delle macchine e raggi delle ruote dei balocchi come uno del mestiere.
"Figuratevi! Adesso mi metto a pitturare i santi!" borlotti.
"Non mi avete mica preso per il sagrestano!"
Don Camillo pescò in fondo alla cassetta e tirò su un affarino rosa, grosso quanto un passerotto, ed era proprio il Bambinello.
 Peppone si trovò in mano la statuetta senza sapere come, e allora prese  un pennellino e cominciò a lavorare di fino. Lui di qua e Don Camillo di là della tavola, senza potersi vedere in faccia perché c'era,tra loro, il barbaglio della lucerna.
"È un mondo porco" disse Peppone.
 "Non ci si può fidare di nessuno, se uno vuol dire qualcosa. Non mi fido neppure di me stesso."
Don Camillo era assorbitissimo del suo lavoro: c'era da rifare tutto il viso della Madonna. Roba fine. " E di me ti fidi?" chiese don Camillo con indifferenza.
"Non lo so."
"Prova a dirmi qualcosa, così vedi"
Peppone fini gli occhi del Bambinello: la cosa più difficile. Poi rinfrescò il rosso delle piccole labbra. " Vorrei piantare li tutto" disse Peppone. "Ma non si può"...
Peppone sospirò ancora. "Mi sento come in galera" disse cupo.
 "C'è sempre una porta per scappare da ogni galera di questa terra" rispose don Camillo.
"Le galere sono soltanto per il corpo. E il corpo conta poco.
Ormai il bambino era finito e, fresco di colore e così rosa chiaro pareva che brillasse in mezzo alla enorme mano scura di Peppone.
 Peppone lo guardò e gli parve di sentire sulla palma il tepore di quel piccolo corpo.
E dimenticò la galera.
Depose  con delicatezza il Bambinello rosa sulla tavola e don Camillo gli mise  vicino la Madonna.
" Il mio bambino sta imparando la poesia di Natale" annunciò con fierezza Peppone.  "Sento che tutte le sere sua madre gliela ripassa prima che si addormenti. È un fenomeno."
 "Lo so" ammise don Camillo.  "Anche la poesia per il vescovo l'aveva imparata a meraviglia."
Peppone si irrigidì.  "Quella è stata una delle vostre più grosse mascalzonate" esclamò.
"Quella la dovete pagare."
"A pagqre e a morire si fa sempre a tempo" ribattè  don Camillo.
 Poi vicino alla Madonna curva sul Bambinello pose la statua del somarello.  "Questo è il figlio di Peppone, questa è la moglie di Peppone e questo Peppone" disse don Camillo toccando per ultimo il somarello.
"E questo è don Camillo" esclamò Peppone prendendo la statuetta del bue e ponendola vicino al gruppo.
"Bah! Fra bestie ci si comprende sempre"concluse don Camillo.
 Uscendo Peppone si ritrovò nella cupa notte padana, ma oramai era tranquillissimo perché sentiva ancora nel cavo della mano il tepore del Bambinello rosa.
Poi udi risuonarsi all'orecchio le parole della poesia, che oramai sapeva a memoria.
 "Quando la sera della vigilia me la dirà sara una cosa magnifica!"si rallegrò.
"Anche quando comanderà la Democrazia Proletaria, le poesie bisognerà lasciarle stare. Anzi, renderle obbligatorie!"




domenica 11 dicembre 2016

Stanchi e oppressi



Da "Un attimo di pace"

"Facciamo ogni giorno volontariamente cose che non vorremmo fare.
Schiacciati dentro un ingranaggio, acceleriamo la nostra vita per liberarci il tempo, ma abbiamo sempre meno tempo.Acceleriamo forse come risposta alla nostra finitezza, in definitiva come risposta alla morte.
Finché non arriva il giorno della stanchezza,il giorno della saturazione. La voglia di smettere, anche solo per un istante. Non per sempre. Smettere solo per un momento di essere madri, padri, insegnanti responsabili di qualcuno. Condannati alla prestazione perenne come tanti piccoli Prometeo moderni, mai come ora sentiamo forte l'invito di Gesù: "Venite a me voi che siete stanchi ed oppressi"  E venne il giorno dello Sabbath, il giorno di sabato. Il giorno libero dal fare, per il giorno del non fare.
Il giorno di Dio"
Mancano ancora due settimane a Natale e da oltre un mese siamo attorniati da luci, addobbi e richiami a festeggiare con regali, decorazioni, riunioni  familiari e pranzi luculliani, dando per scontato perché e chi si festeggia, o meglio si dovrebbe festeggiare a Natale.
Gli interessi economici e commerciali con insistenza, aperture con orari prolungati ed offerte allettanti ed imperdibili, ci bombardano e sottopongono gli addetti a turni logoranti che  li fanno arrivare alla data fatidica stremati e con poco tempo e voglia  di vivere in serenità questo santo giorno, senza potervisi preparare in modo adeguato.
Per festeggiare bene il Santo Natale è necessario seguire tante proposte?
Io non ho ancora decorato la mia casa e ricordando come un tempo il presepe e l'albero erano allestiti solo qualche giorno precedente, con attesa e speranza, mi fa sognare una festività senza  tanti  orpelli, ma accompagnata da dolci melodie e buoni e veri sentimenti

giovedì 8 dicembre 2016

La Favola di Natale



Da " Il sasso di Mimma Suraci"

 La favola di Natale di Giovanni Guareschi

 Scritta durante la prigionia nei campi di concentramento, nell'inverno del 1944, per allietare i compagni durante il loro secondo Natale da prigionieri, "La favola di Natale" di Giovannino Guareschi è ispirata da Freddo, Fame, Nostalgia, riconosciuti dall'autore come le proprie Muse. La poesia di un uomo che, in quanto soldato italiano, non si era arreso e si era fatto deportare per mantenere fede al proprio giuramento, è racchiusa in un racconto delicato pieno di ironia e speranza, una favola fatta di coraggio ed amore nonostante la disperazione del campo di concentramento. Albertino è un ragazzino che ha imparato a memoria una poesia da recitare a suo padre per la vigilia di Natale, ma il padre, prigioniero di guerra, non è a casa ed il bambino recita la poesia alla sedia vuota.
La finestra si apre all'improvviso ed i versi si trasformano in un uccellino che vola via nel vento. Allora Albertino decide di andare in cerca di suo padre insieme al cane Flick anche se i due non hanno mai viaggiato prima tranne che per andare dalla nonna, abitante nello stesso isolato. I due attraversano insieme la terra della Pace diretti verso la terra della Guerra e incontrano lungo la via molti personaggi, la favola di Natale di Giovanni Guareschi scritta durante la prigionia nei campi di concentramento , nel inverno del 1944 , serali ha i compagni durante il loro secondo Natale da prigionieri , la favola di Natale di Giovannino Guareschi è ispirata da freddo , fame , nostalgia , riconosciuti dall'autore come le proprie Muse . La poesia di un uomo che , in quanto soldato italiano , non si era arreso e si era fatto dei portare per mantenere sede al proprio giuramento , era chiusa in un racconto delicato pieno di ironia e speranza , una favola fatta di coraggio e d'amore nonostante la disperazione del campo di concentramento . Albertino è un ragazzino che ha imparato a memoria una poesia da recitare a suo padre per la vigilia di Natale , ma il padre , prigioniero di guerra , non è a casa ed il bambino recita la poesia alla sedia vuota . La finestra si aprì all'improvviso e diversi si trasformano in un uccellino che vola via nel vento . Allora Albertino decide di andare in cerca di suo padre insieme al cane lì che , anche se i due non hanno mai viaggiato prima tranne che per andare dalla nonna , abitante nello stesso isolato . I due attraversano insieme la terra della Pace diretti verso la Terra della Guerra e incontrano lungo la via molti personaggi, finché non raggiungono la Foresta degli incontri: una specie di terra di nessuno , dove finalmente si trovano davanti il padre di Albertino, che ha viaggiato in sogno per passare una notte speciale insieme al figlio.
"Questa favola io la scrissi rannicchiato nella cuccetta inferiore di un "castello"  biposto, e sopra la mia testa c'era la fabbrica della melodia . Io mandavo su da Coppola versi di canzoni nudi e in freddo liti, e Coppola me li rimandava giù rivestiti di musica soffice e calda come lana d'angora".
Così scrive l'autore nell' introduzione ricordando la collaborazione con Arturo Coppola, suo compagno di prigionia, che musicò la favola e diresse l'orchestra e il coro dei prigionieri per la rappresentazione "magica" che ebbe luogo la sera del 24 dicembre 1944, nel campo di concentramento.
"I violinisti non riuscivano a muovere le dita per il gran freddo, per l'umidità i violini si scollavano, perdevano il manico. Le voci faticavano ad uscire da quella fame vestita di stracci e di freddo. Ma la sera della vigilia, nella squallida baracca del "teatro", zeppa di gente malinconica, io lessi la favola e l'orchestra, il coro e i cantanti la commentarono egregiamente, e il rumorista diede vita ai passaggi più movimentati".

domenica 27 novembre 2016

Elsa, unica...



Stavo pensando a un nuovo post da pubblicare, quando, anche per l'avvenimento accaduto venerdì, pensavo ad Elsa e mi sono detta:" Da tanto non presenti una persona particolare, a te cara. È il momento di Elsa!!!"
Eccomi a parlare di lei.  Fa parte delle mie amiche del cuore, anche se la conosco da meno di un anno solo telefonicamente e attraverso i messaggi perché abitiamo a diverse centinaia di chilometri di distanza.
Erano entrati in tanti della sua zona in un gruppo di cui faccio parte, solo lei è rimasta!
La prima cosa che mi ha colpito in lei è stata la sua fede granitica che non si lascia scalfire da nessun contrattempo o imprevisto e sa come superarli. Affida tutto a Gesù e Maria e va avanti come un bulldozer, pregando giorno e notte sicura dell'aiuto dal Cielo e dell'esito positivo.
Sapevo che si occupava tutto il  giorno del padre Francesco, ottantanovenne, mentre la sorella era al lavoro. inizialmente lui era mentalmente abbastanza presente, a volte assente perché affetto da alzheimer.
Discutevano spesso animatamente perché, mentre lei, assidua frequentatrice della chiesa voleva coinvolgerlo anche nella preghiera,  lui, tenutosi sempre abbastanza lontano dalle pratiche religiose, si ribellava provocandola con parole e frasi per lei e per chi crede, oltraggiose e blasfeme.
Elsa però non si arrese mai, e pensando alla salvezza eterna del padre, ripeteva:
"Lui deve andare in Cielo con Gesù e Maria e riunirsi a mia madre che lo aspetta lassù".
I mesi intanto passavano come le difficoltà che aumentavano. Ogni tanto Francesco le chiedeva di andare a fare un giro in macchina e Elsa approfittava per andare  a  fare una visita nella chiesa  di un' abbazia in un paese vicino. Lì Francesco si trasformava.
Si soffermava a pregare davanti agli altari e ad ogni statua  e accendeva una candelina.
 Assisteva alla messa e con l'aiuto di un sacerdote del luogo ha ricevuto anche più volte l'Eucaristia. Tornava a casa più tranquillo e  i benefici duravano per un pò.
Anche la malattia purtroppo procedeva e diventava sempre più difficile gestirlo e respingere le sue manifestazioni aggressive. Elsa era sempre più stanca e provata, anche perché di notte non riposava. Aveva promesso a sua madre che si sarebbe presa cura del padre fino alla fine e ha mantenuto fede alla sua promessa.
Una  caduta recente ha immobilizzato a letto Francesco e a poco a poco ha cominciato a spegnersi. Nel pomeriggio di venerdì con accanto Elsa che pregava con lui, ha lasciato questo mondo.
Brava Elsa, hai vinto tu, come dicevi sempre dopo una battaglia.
Grazie, per la forte testimonianza di fede e di amore filiale, in questo tempo in cui sempre più gli anziani concludono la loro esistenza in strutture pubbliche privi dalla presenza di una persona cara...

lunedì 14 novembre 2016

Dal Mondo...



Nella casa della formica la rugiada è un'inondazione...

Un cammello non prende in giro un altro cammello per le sue gobbo (Egitto)

Quando il vicino ha sbagliato tu alzi il dito, ma quando sei tu ad aver sbagliato, ti nascondi (Congo)

Solo lo stolto percorre correndo il cammino della vita senza soffermarsi ad osservare le bellezze del Creato (Tibet)

L'amore è cieco ma sa vedere da lontano (Russia)

Il fiume si ingrossa a causa dei piccoli ruscelli (Congo)

Quando l'ultimo albero sarà stato tagliato, l'ultimo animale abbattuto, l'ultimo pesce pescato, l'ultimo fiume inquinato,  allora vi accorgerete che il denaro non si mangia (Indiani d'America)

Senza sofferenza  non c'è scienza (Russia)

La tartaruga non abbandona la sua corazza (Lesotho)

Troppa oppressione può produrre un'esplosione (Palestina)

Sbagliando la strada si impara a riconoscere la propria (Tanzania)

Amerai sempre chi ti ama, fosse pure un cane (Marocco)

Un tarlo benché piccolino può far cadere un albero grande (Australia)

Le cime delle colline sono vicine, ma la strada che vi porta è lunga (Samoa)

Popolo senza educazione è come  cibo senza sale (Etiopia)

venerdì 28 ottobre 2016

Buoni COMPAGNI



Da: "L'ARTE DI ANDARE AVANTI" di Jorge Bucay

" Troppe volte, correndo in lungo e in largo nel tentativo di non perdere nulla, perdiamo noi stessi, le persone che ci circondano e il vero piacere di condividere la nostra vita con gli amici. Detto ciò, adesso voglio condividere con voi questo antichissimo racconto.

"Mentre un uomo attraversava il deserto, fu colto da una terribile tempesta di vento e pioggia. Tra il fragore dei tuoni, nella lotta contro le folate di sabbia  che gli ferivano il volto, procedeva a tentoni tirando le redini del cavallo e trattenendo il suo cane.
 Improvvisamente dal cielo si udì un forte  boato e un fulmine cadde colpendo l'uomo e i due animali.
La morte fu così improvvisa e inaspettata che nessuno dei tre se ne accorse e continuarono a vagare per un altro deserto, senza rendersene conto.
Terminata la tormenta, il sole incominciò a splendere alto nel cielo e la calura divenne insostenibile. Passarono le ore e i tre avevano bisogno di riposo e di acqua, ma il sole sembrava non tramontare mai e la sete era sempre più insopportabile.
Improvvisamente l'uomo vide una pozza d'acqua circondata da palme e i tre corsero verso quella zona d'ombra. Quando si avvicinarono, sì resero conto che il luogo era recintato e che una guardia stava di fronte all'entrata, sotto un cartello in cui c'era scritto:
                                                     " Paradiso "
L'uomo chiese il permesso di entrare per bere e riposare,  ma la guardia gli rispose: "Tu puoi passare, straniero, ma il tuo cavallo e il cane rimangono fuori".
"Ma anche loro hanno sete, e oltretutto sono con me", disse l'uomo.
"Ti capisco" ribattè la guardia "ma questo è il Paradiso degli uomini, e gli animali non possono entrare. Mi dispiace".
L'uomo guardò l'acqua...e l'ombra. Era davvero sfinito, tuttavia rispose...
" Non a queste condizioni ".
Prese le redini del cavallo, chiamò il cane con un fischio e proseguì nel suo cammino...
                                         ( continua )

sabato 24 settembre 2016

Un piccolo Atto di Gentilezza



Da "Brodo caldo per l'ANiMA, per le DONNE

Era il giovedì della bontà, il giorno della settimana in cui io e le mie figlie entravamo in servizio. Sì trattava di un appuntamento settimanale che io e le mie due bambine avevamo istituito da un paio di anni.  Il giovedì era per noi il giorno in cui uscivamo e andavamo  a compiere una buona azione a favore del prossimo. Quel particolare giorno non avevamo un'idea precisa riguardo all'azione che avremmo portato a termine, ma sapevamo che l'occasione per essere "buone" si sarebbe presentata.
Mentre guidavo nel traffico della strada di Houston, sperando di imbattermi presto in una situazione che potesse favorire il nostro Atto di Gentilezza della settimana, le lancette dell'orologio mi  informarono che era mezzogiorno e le mie due bambine cominciarono ad avvertire i morsi della fame. Intonarono così un coro al quale non potevo prestare orecchie da mercante:  "McDonald's McDonald's. Mentre proseguivo lungo la strada mi capitò di notare, come se fossi stata colta da un'illuminazione, che a ogni incrocio sostava un mendicante. Il pensiero mi attraversò la mente repentino: se a quell'ora le mie due bambine erano affamate, non c'era dubbio che anche quei mendicanti dovevano esserlo. Perfetto! L'occasione per realizzare il nostro Atto di Gentilezza si era presentata. Avremmo offerto il pranzo a ogni singolo mendicante presente su quella strada.
Dopo aver individuato un McDonald's dove le mie figlie scelsero due Happy Meal, ordinai altri quindici pasti da offrire a quelle persone bisognose. Dopodiché ripartimmo a bordo dell'automobile per attuare la distribuzione. Fu davvero un enorme piacere! Accostavo l'auto vicino al mendicante, gli porgevo un'offerta in denaro e tutte e tre gli rivolgevamo i nostri auguri. Poi, prima di ripartire, aggiungevamo: "Oh, a proposito...buon appetito!". Dopodiché partivamo veloci in direzione dell'incrocio successivo.
Pensai che quello era il modo migliore di offrire qualcosa ai bisognosi. Noi non avevamo il tempo di presentarci nè di spiegare qual era il nostro scopo e loro non avevano il tempo di ringraziarci. L'Atto di Gentilezza era quindi anonimo e legittimo da entrambe le parti. Per di più, noi eravamo felicissime di ciò che vedevamo nello specchietto retrovisore: una persona sorpresa  ed entusiasta ci guardava con il sacchetto contenente il pranzo sollevato a mezz'aria , mentre noi ci allontanavamo. Un'esperienza fantastica !
Eravamo quasi giunte alla fine della nostra strada dov'era ferma una donnina che chiedeva l'elemosina . Noi le offrimmo gli ultimi spiccioli della giornata e il sacchetto con il pranzo, dopodiché mi impegnai in un'inversione a U per dirigermi senza indugi nella direzione opposta, verso casa. Sfortunatamente il semaforo era rosso e fummo costrette a fermarci all'incrocio dove sostava la donnina. Ero imbarazzata e non sapevo proprio come comportarmi; non volevo che lei si sentisse obbligata a ringraziarci o a compiere qualsivoglia gesto.
Lei invece, si diresse verso di noi. Abbassai il finestrino proprio mentre lei cominciava a parlare: "Nessuno era mai stato tanto gentile con me prima d'ora", mi spiegò  con stupore. "Be' ci fa piacere di essere state le prime", risposi. Mi sentivo a disagio e volevo cambiare argomento così le chiesi: "Allora, quando pensa di cominciare a pranzare?".
Lei mi guardò con i suoi grandi occhi tristi e mi rispose: "Oh, cara, non lo mangerò io il contenuto di questo sacchetto", La sua risposta mi lasciò perplessa, ma lei proseguì spiegandomi: "Vede, anch'io ho una bambina a casa che va matta per le prelibatezze di McDonald's; io non posso comprargliele perché non ho mai abbastanza soldi... Invece stasera, la mia bambina potrà gustarsi un vero Happy Meal!".
Non so se le mie figlie si accorsero che avevo le lacrime agli occhi. Tante volte mi ero chiesta se quei nostri Atti di Gentilezza non fossero, dopo tutto, una goccia nel mare, troppo piccoli e insignificanti per fare davvero del bene a qualcuno. Eppure, quel giorno, capii quanta verità racchiudono le splendide parole di Madre Teresa di Calcutta: "Non possiamo compiere grandi imprese, ma solo piccole imprese con grande amore".

lunedì 15 agosto 2016

Bellezze paesaggistiche: Eredità del passato



Siamo al culmine del periodo delle vacanze e passeggiando sola intorno al lago di Auronzo mi si affollano pensieri in libertà che vanno anche ai tempi più remoti.
Frequento questa località da quasi quarant'anni e soprattutto ora che qui sono sola, nei giorni più caldi dell'estate definiti insopportabili da chi è a casa mi rendo conto della "fortuna" di poter godere  di un clima piacevole e di un paesaggio molto bello.
Negli ultimi anni vi soggiorno più a lungo e mi sono sempre più affezionata anche grazie alle appassionate e documentate descrizioni  che mi riferisce una signora del posto che conosco da molti anni. In altri post, dopo che avrò consultato un libro che ne descrive origini, caratteristiche, usi e costumi, riferirò quello che  mi sembrerà interessante per chi, anche casualmente, incontra il mio blog.
Oggi è domenica ed in me emerge la parte spirituale che affonda le radici negli abissi del tempo. Nei primi anni di solitudine quando mi trovavo a passeggiare malinconica, soprattutto quando incontravo le persone che camminavano in compagnia conversando  fra loro, pensavo con chi avevo scambiato qualche parola in quel giorno e ricordavo una telefonata o qualche frase che avevo pronunciato mentre facevo qualche acquisto.
Non è durato a lungo quel periodo perché, come ho invitato tante volte a fare, ho guardato al bicchiere mezzo pieno che era in mio possesso. Mi sono resa conto dell'enorme privilegio di aver la possibilità di usufruire a lungo di un periodo di vacanza e in un luogo incantevole. Ho cominciato allora ad aprire, anzi a spalancare gli occhi, il cuore e la mente e ad osservare ciò che mi attorniava. Nell'ultimo cinquantennio il turismo, è diventato di massa, a portata di gran parte della popolazione.
Tanti paesi, vissuti per secoli in un grande isolamento, grazie anche al progresso, si sono ritrovati invasi da una moltitudine che in bene e in  male ne ha modificato le caratteristiche e le abitudini.
La mia parte spirituale mi fa pensare a Chi nella notte dei tempi ha preparato le bellezze che possiamo ancora ammirare, anche se le montagne, non rispettate e violentate  da eccessivi interventi dell'uomo, dal traffico, dall'inquinamento e da precipitazioni atmosferiche anomale, ci lanciano segnali di allarme. In questi ultimi anni smotamenti, e frane si susseguono  nell'arco alpino,  coinvolgendo anche le vette piu conosciute ed ammirate.
A tutto ciò ho pensato in un recente spostamento in cui al notevole traffico automobilistico si aggiungeva anche quello motociclistico e di tanti turisti che si inerpicavano verso i passi più alti a bordo di sofisticate bici.
La temperatura piacevole, a volte anche fresca  sottrae  alla morsa del caldo ed attira molti turisti anche solo per una gita giornaliera.
Mi ritrovo spesso ad ammirare, ringraziare e benedire per quanto mi è quotidianamente offerto e le mie solitarie passeggiate nella pace e serenità mi rendono più attenta e sensibile al bello e mi fanno elevare  lodi e ringraziamenti all'Autore di tante stupefacenti meraviglie...

sabato 30 luglio 2016

Saggezza popolare




Il giovane cammina più veloce dell'anziano, ma l'anziano conosce la strada (Sudan)

Chi non ha sofferto non sa condividere la sofferenza altrui (Uganda)

Ciò che appare bello, non è necessariamente buono (Cina)

Chi ha acqua in bocca non soffia sul fuoco (Togo)

L'esser cortesi non toglie che si sia disposti anche a lottare con valore (Colombia)

Maledetta sia la mano che sradicare le male erbe (Nuova Zelanda)

Una vita senza amore è come un anno senza estate (Svezia)

Le estati volano sempre, gli inverni camminano (Charlie Brown)

L'estate è quel momento in cui fa troppo caldo per fare quelle cose per cui faceva troppo freddo d'inverno (Mark Twain)

Estate: Un'estate è sempre eccezionale, sia essa calda o fredda, secca o umida (G.Flaubert)

È una stagione crudele quella che fa andare a letto mentre fuori c'è ancora luce
 (Bill Watterson)

Le parole buone sono come la pioggia che bagna il terreno (Egitto)

La cattiveria ritorna su chi l'ha fatta (Giappone)

La luna e l'amore quando non crescono muoiono (Cina)

sabato 9 luglio 2016

L' Angelo sulla Buick gialla


Da "Brodo caldo per l'anima"  ll°parte

 A quel punto un'auto sbucò da un vialetto. Il conducente fece marcia indietro davanti alla mia macchina, mettendosi tra me e i ragazzi. Avanzò prima piano e poi accelerando un po'.
I teenager avrebbero dovuto spostarsi, altrimenti avrebbero rischiato di essere investiti.
Senza pensarci due volte,  diedi gas e seguii l'altro automobilista.
 I ragazzi si tolsero di mezzo e li superai.
 Nonostante il sollievo, ero ancora smarrita in un quartiere poco raccomandabile. L'altra vettura era ancora davanti a me,  e fu allora che notai l'adesivo sul paraurti:
 "Dio è il mio copilota".
 Mi salirono le  lacrime agli occhi quando intuii che Dio stava ancora esaudendo le mie preghiere. Sussurrai un rapido grazie e decisi di seguire la macchina. Il conducente mi condusse fuori dal quartiere, sulla strada principale che mi avrebbe portata a casa.
Appena la raggiungemmo, l'automobilista accostò e mi fece un cenno di saluto.
Risposi e prosegui i.
Durante la visita successiva in quella zona raccontai l'accaduto alla famiglia del mio allievo. " Temevo che mi sarebbe successo qualcosa di terribile, ma poi quell'auto- una Buick giallo carico- si è messa tra me e i ragazzi".
" Dov'eri?" chiese il padre del bambino, " Perché non ho mai visto una macchina di quel tipo da queste parti".
"È uscita da un vialetto in un vicolo cieco".
Scosse la testa. " Impossibile. In questa zona c'è un solo vicolo cieco e quasi tutte le case sono disabitate. Non ci vive più nessuno per colpa delle bande".
"Ma la Buick gialla...".
Alla fine mi convinse ad accompagnarlo nel punto in cui era comparsa la vettura. Ero certa che fosse la stessa via della settimana precedente, ma dovetti ammettere che aveva ragione lui. Era spopolata. Le case, anche quella da cui era  spuntata la Buick, avevano porte e finestre chiuse con assi ed erano abbandonate da molto tempo.
"Allora come..." stavo per domandare, ma poi capii.
 Sulla porta sudicia della casa spiccava un adesivo familiare.
 Allora intuii che il conducente non era un uomo comune, bensì  era stato mandato da Dio per proteggermi e salvarmi dal pericolo.
Chinai la testa e ringraziai il Signore per il suo amore e la sua protezione,  e per avermi mandato un angelo su una Buick gialla.

mercoledì 29 giugno 2016

Miracolo d'Amore.

Chi mi segue sa che ogni tanto mi piace farvi conoscere, anche senza segnalare il nome, qualche persona che ammiro e stimo per come ha saputo valorizzare la propria vita, non lasciandosi abbattere dalle difficoltà che, una volta superate, si trasformano in esperienze positive per sé e per gli altri.
Due settimane fa stavo pensando a quale persona di mia conoscenza avrei potuto proporre e, si potrebbe dire casualmente, ma non è così, ne ho incontrata una che conosco da tanti anni e, per come ha trasformato la sua vita, elaborando un tragico avvenimento in un  grandissimo dono d'amore che ha già dato tanti frutti che potranno moltiplicarsi in modo incredibile nel futuro, SONO ORGOGLIOSA DI PRESENTARVI: SEVERINO PALLAMIN.
Io lo conoscevo  come componente del complesso musicale che animava in modo eccellente, con canti sempre nuovi, le messe a Bibione.
Ci siamo conosciuti durante un pellegrinaggio in Terra Santa organizzato dalla parrocchia.
Nulla faceva presagire la tragedia che si sarebbe abbattuta  poco dopo nella sua famiglia. Nel 1992 Milena, la giovane figlia, brillantemente laureata da qualche mese, mentre stava attraversando la strada sulle strisce pedonali è stata travolta e uccisa!!!
Nessuno dovrebbe subire una prova così forte ed è impossibile descriverla a chi  non l'ha provata. Durante il funerale Katia e Candido del complesso di Bibione, con l'accompagnamento dell'organo parrocchiale di Cesarolo, residenza della famiglia, gli hanno dedicato il canto di speranza ASCENSIONE che avevano inciso in un cd.
Altre volte lui l'aveva cantata nei funerali e mai avrebbe pensato che sarebbe stata cantata anche per lui
Una tragedia così grande sconvolge e rivoluziona la vita di una famiglia e Severino abbandonò le sue attività, compresa un'avviata impresa edile.
Il decorso della giustizia ha i suoi tempi e solo nel 1998  ricevette come compensazione della perdita subita, una somma in denaro, che la famiglia pensò di dedicarla esclusivamente perché la vita di Milena, anche se spezzata prematuramente, continuasse nel ricordo e nell'aiuto di chi poteva riceverne beneficio.
Nel 2000 Severino visitò il Senegal ed individuo' una zona in cui avrebbe potuto operare. Pensò di costruire una chiesa ed un pozzo con il quale dissetare ed alleviare le necessità di una popolazione sprovvista di tutto.
Ma l'iniziale progetto non si concludeva con quelle realizzazioni... e via via  vivendo a lungo nel luogo  i bisogni  della popolazione erano sempre più evidenti e suggerivano altre soluzioni.
Dopo il lavoro stagionale a Bibione Severino trascorreva tanti mesi in Senegal e le attività si  espandendevano sempre più ed è in fase di elaborazione un progetto fenomenale che se riuscirà a portarlo a termine sarà di grande beneficio per tutto il Paese.
Mi piace così tanto questo Miracolo d'amore che vi farò conoscere più dettagliatamente e  periodicamente e che ha dato vita all: ASSOCIAZIONE PALLAMIN MILENA "ONLUS"


 

sabato 25 giugno 2016

Un Tesoro nel Tempo (2°parte)


Da " Brodo caldo per l'Anima "
"Mentre guidavo, la mente vagava, come avrei fatto a cavarmela senza Bob, mio marito, che era grande e forte, che mi stringeva fra le braccia confortanti quando piangevo, che aveva un senso dell'umorismo che faceva svanire la mia rabbia e un gusto per l'avventura che arricchiva la vita di entrambi?
Avevo le guance rigate di lacrime, ma continuavo a guidare. All'improvviso eccomi all'uscita 287. Maledizione! Avevo superato il Trading Post. Be', magari la prossima volta.
Con la stessa rapidità con cui avevo pensato di proseguire, decisi che sarei ritornata indietro! Sterzai bruscamente all'ultimo minuto e presi la rampa.
Raggiunta la strada principale, mi resi conto che mi trovavo sulla Turner, un'autostrada a pagamento, e che non ci sarebbero state uscite per chissà quanti chilometri. Cercai un punto libero tra le due corsie e attraversai, incurante del fatto che un membro della polizia di Stato potesse vedermi; tornai a dirigermi verso il Trading Post.
Come previsto, il negozio era simile a molti altri in cui Bob e io ci eravamo fermati nei nostri viaggi; un misto di oggetti tipici del sudovest e di souvenir.
Mentre vagavo tra le varie cianfrusaglie, giunsi a un letto di ferro battuto e legno, utilizzato per esporre coperte indiane, cactus spinosi e collane di peperoncino rossi e verdi.
Accanto al letto c'era un tavolino su cui erano posati vasi aztechi, delicati fiori del deserto e un coyote ululante con una sciarpa vivace intorno al collo.
Nascosto discretamente tra questi, c'era un piccolo telefono di legno, di quelli vecchi, con un ricevitore intagliato e il disco combinatore rotante; la cornetta era posata sulla forcella ed era collegata a un sottile  filo nero. Il mio primo pensiero fu: "Che strano, tutte le altre cose sono così tipicamente western, che il telefono appare fuori posto", Sollevando, alzai il ricevitore.
Dalla base del telefono si levò un tintinnio musicale e gli occhi mi si colmarono di lacrime che mi scesero lungo le guance. Mi sentii investita da un'ondata di calore mentre me ne stavo li in piedi a singhiozzare, tenendo stretto il telefono, immemore degli altri clienti che mi passavano intorno con cautela. Il motivo che stavo ascoltando era I Just Called to Say I Love You.
Facendomi strada verso la parte anteriore del negozio, per pagare il tesoro che avevo appena trovato, non nutrivo più alcun dubbio sulle mie capacità in, ce  l'avrei fatta.
Non ero sola; il mio Bob aveva appena telefonato per dire che mi amava.



sabato 18 giugno 2016

Il Messaggio dell'Imperatore

Concludo oggi la particolare riflessione di Antonio Socci che ci pone degli interrogativi su come ci rapportiamo nella vita reale:

"Il messaggio dell'Imperatore"
"Tutti questi vuoti e smarrimenti riecheggiano sia sul nostro desiderio inconsulto di essere sempre "altrove" (per l'insoddisfazione della realtà e del presente), sia nell'ansia che ci stiamo perdendo qualcosa.
Ma soprattutto si riflettono nella solitudine che viviamo, anche quando siamo circondati da tanta gente, e che ci rende annoiati e ci fa immaginare di essere "cercati" a nostra insaputa da qualcuno o raggiunti da chissà quale notizia che  cambierebbe la nostra vita o - ci basterebbe - la nostra giornata o almeno il nostro amore del momento.
Basta affacciarsi sulla letteratura, che è la grande foresta delle anime, per trovare in altra epoca "senza connessione", quella stessa nostra ansia che ci fa controllare continuamente il telefonino.
Siamo come il personaggio del racconto di Kafka che sta alla finestra ad aspettare il favoloso  "messaggio dell' imperatore" destinato a lui, messaggio che è sempre in procinto di arrivare, sempre più vicino, ma inevitabilmente in ritardo per qualche oscura ragione.

                                                                     ATTESA
Madame Bovary non aveva cellulare - e chissà quanto ossessivamente l'avrebbe usato - Ma aveva già quel vuoto, viveva già quell'attesa che permetteva a Flaubert di rappresentarla così:
In fondo all'anima, tuttavia, essa attendeva un avvenimento. Come i marinai che si sentono perduti, essa volgeva di qua e di là degli sguardi disperati, cercando in lontananza qualche vela bianca tra le nebbie dell'orizzonte.
Non sapeva che cosa aspettasse, quale caso; né da qual vento questo sarebbe portato, né a qual riva condurrebbe  lei; se fosse scialuppa o bastimento grande, se carico d'angosce o pieno di felicità fino alle murate.  Ma ogni mattina, appena sveglia, incominciava a sperare che sarebbe venuto appunto quel giorno; e ascoltava tutti i rumori, si alzava di soprassalto, si stupiva che non capitasse nulla; poi, al tramonto, sempre più triste, desiderava di esser già al domani".

Sembra quasi di vederla controllare continuamente i messaggi e svegliarsi al mattino afferrando - come prima cosa - il cellulare.
Ma se quella solitudine, quell'attesa, quel "taedium vitae (noia della vita), quella nostalgia di Non si sa cosa, c'erano già, da secoli, anzi da millenni, dalla notte dei tempi, alla radice delle anime umane, come incolpare il telefonino?
Forse dovremmo conoscere meglio noi stessi. Riconoscerci feriti e mancanti. Bisognosi di un incontro che cambia la vita.

                        Aprire gli occhi
E dovremmo magari tener presente che il "messaggio dell' imperatore",
"l'avvenimento", "la vela bianca fra le nebbie dell'orizzonte", arriva più facilmente nella concreta realtà quotidiana che nel mondo virtuale della rete.
Forse sta già bussando alla porta delle nostre giornate e non ce ne accorgiamo.
Forse se - dal telefonino - alzassimo lo sguardo sui volti, sui tramonti, sulle cattedrali delle nostre città, sulle nostre campagne, sui nostri padri e i nostri figli, sugli incontri, sui nostri santi, i nostri eroi silenziosi e i nostri artisti, ci renderemmo conto che il messaggio è già arrivato e ce lo siamo persi, Ce lo stiamo perdendo.
È in tutto quello che - con un termine generico -  chiamiamo "bello". Come scriveva Jorge Luis Borges:
"La musica, gli stati di felicità, la mitologia, i volti scolpiti dal tempo, certi crepuscoli e certi luoghi, vogliono dirci qualcosa, o qualcosa dissero che non avremmo dovuto perdere, o stanno per dire qualcosa; quest'immagine di una rivelazione, che non si produce, è, forse, il fatto estetico"."












mercoledì 8 giugno 2016

Cosa cresce dentro di Te

Tratto da" Donne-Brodo caldo per l'anima"

"Quello che rende Sandy diversa è il suo modo di vedere le cose.
" Non possiedo granché di superfluo o del sogno americano", afferma con un sorriso genuino.
"E questo costituisce un problema?" le chiedo.
"A volte. Quando vedo un'altra bambina più o meno dell'età di mia figlia ben vestita, con molti giocattoli, o all'interno di una bella macchina o che vive in una bella casa, allora mi sento contrariata. Tutti noi vorremmo dare il meglio ai nostri figli", risponde
"Ma non è amareggiata?"
"Perché dovrei esserlo? Non stiamo morendo di fame e di freddo, e io ho quello che è più importante nella vita", ribatte.
"È cioè?"
"Per come la vedo io, indipendentemente da quanto si riesce a comprare, da quanti soldi si posseggono, si riesce a tenere tre cose nella vita."
"Che cosa significa tenere?"
"Significa che sono cose che nessuno può portarci via."
 "E quali sono queste tre cose?"
"Uno, le tue esperienze; due, i veri amici; e tre quello che cresce dentro di te", risponde senza esitazione.
Secondo Sandy le esperienze non sono necessariamente eventi eclatanti. Sono i cosiddetti momenti normali con la propria figlia, una passeggiata nei boschi, un pisolino all' ombra di un albero, ascoltare la musica, fare un bagno caldo o fare il pane.
La sua definizione di amicie è più  espansiva:"I veri amici sono coloro che non lasciano mai il tuo cuore, anche se per qualche tempo possono uscire dalla tua vita. Anche a distanza  di molti anni, il dialogo riprende esattamente dove era stato interrotto e, anche se dovessero morire, vivranno per sempre nel tuo cuore".
E in merito a ciò che cresce dentro di noi Sandy dice:
"Questo dipende da ognuno di noi, non è così? Io non permetto
all'amarezza e alla tristezza  di crescere. Potrei se volessi, ma preferisco di no".
"Che cosa cresce allora?"chiedo.
Sandy guarda la figlia con calore e poi me. Mi fissa negli occhi, occhi nei quali risplendono
tenerezza, gratitudine e gioia.
"Questo è ciò che cresce in  me."

venerdì 20 maggio 2016

Gioia nel Dolore


Da un'amica di mia figlia oggi ho ricevuto un bel esempio che voglio condividere. Incontrandomi con le persone della mia età gli argomenti di conversazione riguardano soprattutto la salute e le medicine che si devono assumere ad una certa età  e tutto ciò non rasserena.
Conosco solo da qualche anno questa,  per me, giovane donna e fin dalla prima volta mi ha ispirato simpatia perché sorride sempre. È positiva, solare, intelligente ed arguta. Conosce il mio blog e condivide il mio pensiero al riguardo. Mi ha raccontato in proposito che riprende spesso suo marito perché brontola in continuazione e "vede sempre il bicchiere mezzo vuoto, mentre per lei è mezzo pieno".
È figlia unica, bravissima moglie e mamma e impegnata nel lavoro.
Qualche anno fa ha perso il padre ammalato di SLA, ma neppure quella terribile malattia l'ha piegata.
Mi ha raccontato che verso la fine della vita di suo padre, la sofferenza in famiglia era tanto forte che si poteva quasi "toccare".
Un mattino mentre andava al lavoro si è trovata a sorridere, ad essere felice e a desiderare di trasmettere il suo stato d'animo. Si è meravigliata con se stessa ed ha scoperto il motivo che causava il suo buonumore.
Stava passando un periodo di grande dolore, ma si sentiva una persona molto fortunata per tanti motivi: nella famiglia dove era venuta al mondo i genitori si amavano e le erano stati di ottimo esempio in ogni campo, non aveva avuto problemi importanti, era di bel aspetto, amava il marito e il figlio, aveva una bella casa, tante amicizie, non aveva problemi economici e il lavoro le piaceva.
Pensava perciò che anche per tante, tante altre cose doveva ringraziare DIO per i grandi doni ricevuti. Il dolore purtroppo fa parte della vita e prima o poi bussa prepotentemente alla porta di ognuno e come lei dovremmo porci nei confronti della vita, non lasciandoci abbattere, ma riconoscendo  quante cose positive ci appartengono...
Brava Guenda teniamo a mente il suo nome per ricordarlo quando ci sentiamo sopraffatti...

Un sacerdote, mio amico, a chi gli chiede come sta risponde sempre: "Una meraviglia"
Proviamo a trovare e riconoscere i doni che ci sono stati elargiti e rispondiamo anche noi così, dando in tal modo un messaggio di speranza

lunedì 16 maggio 2016

La Mamma è...

So fare tutto. Sono una mamma (Anonimo)

La mamma fa sempre il possibile, ma spesso dimentica di stupirsi per quanto tutto questo significhi (Anonimo)

Dio non poteva essere dappertutto, così ha creato le madri (Proverbio sbraico)

La comprensione di una madre è come un cerotto di emozioni per un io ferito (Hai G. Ginot)

La mamma tiene il suo bambino per mano solo per un breve periodo, ma il suo cuore l'accompagna tutta la vita ( Anonimo)

Il cuore di una madre è un abisso in fondo al quale si trova sempre un perdono (Henri de Balzac)

Tutte le mamme sono ricche quando amano i loro bambini. Non esistono madri povere, brutte o vecchie
(Maurice Materlink)

La madre custodisce le chiavi dell'anima e conia la moneta del carattere (Anonimo)

Essere una madre a tempo pieno è uno dei più bei lavori stipendiati... dato che il pagamento è puro amore (Mildred B. Vermont)

Tutte le madri sono madri di grandi persone, e non è colpa loro se poi la vita le delude (Boris Pasternak)

La mano che fa dondolare la culla è la mano che regge il mondo (W Illimitato Wallace)

Quando siamo nati, Dio ci ha dato come giaciglio il cuore di una madre (Henri Lacordaire)

Ci sono mamme che riempiono di baci e altre di sgrida, ma l'amore non cambia e in realtà la maggior parte delle mamme fa entrambe le cose
(Pearl S, Buck)


mercoledì 27 aprile 2016

Saggezza popolare


La donna che Dio ti ha destinata è migliore di quella scelta dall'occhio (Burundi)

Una goccia di catrame rovina una botte di miele (Russia)

Fardello appena preso pesa poco (Samoa)

Quando c'è una meta anche il deserto diventa strada (Tibet)

Noi non ereditiamo la terra dai nostri genitori, ma la prestiamo in prestito dai nostri figli (Kenya)

Un posto non è di chi non vi rimane (Russia)

Se sei preparato bene non c'è niente da temere (Giappone)

La ferita provocata dalla parola non guarisce (Congo)

Le grandi anime hanno volontà, i deboli solo desideri (Cina)

La pazienza è un albero! Le radici sono molto amare, ma i frutti dolcissimi (Tuareg)

L'uomo è come una palma sulla spiaggia del mare, si agita con il vento della vita (Arabia)

lunedì 25 aprile 2016

Il "Bocolo" a san Marco

La festa di San Marco, protettore di Venezia, è molto sentita in città e da molto tempo viene celebrata  anche con una gentile e simpatica tradizione che omaggia la donna. Fin dalla giovane età le ragazze, figlie, parenti o compagne, nella ricorrenza ricevono in omaggio una rosa rossa, il "bocolo" che ricorda la leggenda di un grande amore di una giovane coppia.
La donna di famiglia benestante, soprannominata "Vulcana", per il carattere passionale, si innamorò di un trovatore ,Tancredi, che ricambiava il suo amore.
La famiglia non giudicava il ragazzo degno di Maria, così si chiamava la ragazza,  e perciò lei lo convinse ad arruolarsi fra le truppe di Carlo Magno perché acquistasse almeno formalmente un certo prestigio.
Tancredi si distinse per il valore nella guerra contro i morì di Spagna e la fama delle sue imprese fu conosciuta anche a Venezia. La storia d'amore non ebbe però un esito felice perché il ragazzo morì in battaglia cadendo su un roseto che diventò rosso con il suo sangue. Si racconta che prima di morire raccolse un bocciolo che consegnò al suo amico Orlando raccomandandogli di portarlo a Maria come pegno d'amore. La ragazza lo ricevette il giorno di San Marco e nella notte sarebbe morta stringendo al petto la rosa del suo amato. Si dice anche che ogni anno nella ricorrenza il fantasma di Maria si aggiri fra le piazze e le calli della città...

sabato 23 aprile 2016

Amara Sorpresa...

Una cara amica mi ha inviato il simpatico racconto che trascrivo e che ci fa capire come è facile giudicare erroneamente il comportamento delle persone:
"Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d'attesa di un grande aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo. Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla.
Accanto a lei c'era la sedia con i biscotti e dall'altro lato un signore che stava leggendo il giornale.
Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l'uomo ne prese uno. Lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro.
Tra sé pensò: "Ma tu guarda, se solo avessi un po' più di coraggio gli avrei già dato un pugno..."
Così, ogni volta che lei prendeva un biscotto, l'uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno, ne prendeva uno anche lui.
Continuarono finché non rimase che un solo biscotto e la donna pensò: "Ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!"
L'uomo prese l'ultimo biscotto e lo divise a metà!
"Ah, questo è troppo" pensò e cominciò a sbuffare iindignata; si prese le sue cose, il libro e la sua borsa e si incamminò verso l'uscita della sala d'attesa.
Quando si sentì un po' meglio e la rabbia era passata, si sedette su una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l'attenzione ed evitare altri dispiaceri. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro, quando, nell'aprile la borsa, vide che il pacchetto  di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell'uomo seduto accanto a lei...che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell'orgoglio...