domenica 8 gennaio 2017
Dolci Ricordi e amaro Presente
Profonde riflessioni di Gregorio Crudo sul Natale
" Da bambino avrei voluto che il periodo natalizio fosse infinito. Mi piaceva l'armonia e la reciprocità che regnava tra le persone. Gli adulti erano premurosa verso i più piccoli e tutto era avvolto in un ovattato brusio.
Era il momento più atteso, per i dolci che sarebbero arrivati e per gli incontri che avremmo avuto. Persone care, che non vedevamo spesso lungo l'anno, si materializzavano sorridenti nei loro vestiti della festa ed era un abbracciarti ed un sorridersi che riempivano di gioia quei momenti. Ognuno portava qualcosa di buono e le tavolate che ne seguivano duravano fino a tarda ora. Noi bambini vociavamo allegri e con le tasche piene di dolcetti e qualche spicciolo che tramutavamo in piccoli ordigni da far esplodere rumorosamente.
Quei fragore, non li amavo, i botti mi lasciavano spaventato e guastavano i buoni profumi di cibo con l'accesso odore della polvere da sparo dopo ogni scoppio.
Mia madre era indaffarata e quasi non la vedevo, facevo il possibile per non starle tra i piedi e trascorrevo s giocare il tempo in strada con gli altri monelli del quartiere fintanto che la voce di mia madre non mi giungeva perentoria perché rincasassi.
Non ero un bambino disobbedienti, mi piaceva compiacere mia madre e mi rendeva felice vederla sorridere. Lei aveva sempre una buona parola per tutti anche se doveva combattere con le ristrettezze che assillavano il magro bilancio. Inventata cibi gustosi con i pochi ingredienti che poteva permettersi e in quel periodo festoso la sua cucina diventava una fucina di buoni sapori e con le cose buone, che la nonna Giovannina le faceva avere dal paese, la nostra tavola ben figurava a Natale.
Con noi a tavola c'era sempre qualche persona sfortunata che viveva in strada e poteva così, trascorrere qualche ora in compagnia, mangiando e bevendo in allegria. Era bello condividere quei momenti che se la passavano peggio di noi, restituire loro qualche sprazzo di famiglia che non avevano o che non li volevano più con loro. Nella magia di quei giorni di festa dimenticavamo di essere poveri, per noi c'era tutto quanto potessimo desiderare. L'amore e l'affetto delle persone sono il cibo che non dovrebbe mai mancare, è il principio della saggezza e la stessa essenza della vita. Ci sono felicità dentro ad ognuno di noi ed è importante saperle scoprire e mostrarle al mondo, non perché altri possano invidiarcele, ma perché ognuno di possa attingervi un buon motivo per amare di più la vita.
Adesso il Natale visto dell'adulto che sono diventato ha un sapore umano e pregno di tristezza, fatico a trovare la gioia perduta tra le macerie di questo mondo che sembra aver smarrito ogni speranza e voglia di essere felice. Ora fatico a credere che un Dio rinasce ogni anno per portare gioia e speranza, si esponga ai limiti umani, alla sofferenza ed al martirio perché gli uomini possano ritrovare la strada dell'essenziale per raggiungere un affaticamento che già potrebbe sconfiggere il male di esistere dell'umanità.
Non riesco a comprendere perché uomini non comprendano altri uomini, perché così tanta sofferenza debba essere inflitta nel momento e per conto di un Dio tanto benevolo da sacrificare se stesso per noi è, nel contempo, lasciare che l'orrore e la malvagità distruggono la sua opera mirabile.
Non c'è Dio in questo, non c'è altro che la miseria umana di non saper comprendere qual è il sono si questo vivere. Uno spreco ed un dileggio insensati. Vorrei che tornassero i fantasmi della festa a danzare allegri spargendo i mille profumi di cose buone che rendono l'animo leggero e vogliono che ognuno abbia la sua parte di gioia.
Vorrei che Natale smettesse gli abiti della festa e vestisse quelli quotidiani delle giornate normali, perché Natale è nelle strade tra la gente che vive senza speranza e non nella tregua di giorni di festa".
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