sabato 17 settembre 2016
#estatedellavita
Dalla Stampa del 7 agosto 2016
" i giorni precedenti la partenza per Asti li volli dedicare al mare e, come sempre facevo quando ancora abitavo a Crotone, mi rifugiai alla Punta per qualche tuffo da quegli scogli che conoscevo a menadito. L'acqua era tiepida, agosto culminava la sua parte d'estate con la calura feroce e l'acqua era l'antidoto al boccheggiare. Era avvenuto, qualche giorno prima di Ferragosto, che sul mare calasse una fittissima nebbia e tutti rimanemmo sbigottiti e timorosi che potesse capitare qualche sortilegio legato alle dicerie su una prossima fine del mondo. Io considerai il fenomeno come un saluto della mia terra. Non che lasciare Crotone al culmine di quella strana estate mi garbasse tanto. Mio padre era già ad Asti e aspettava che lo raggiungessi.
La mia infanzia si era incasinata, avevo saltato alcuni passaggi, e ora, mi ritrovavo pronto a partire e quel girovagare per la spiaggia di Crotone era l' inutile tentativo di riempirmi gli occhi e la mente di quel posto magico che tanto amavo. Mio zio era comparso per riportarmi alla palazzina e a Crotone mi ci avrebbe riaccompagnato il 14 agosto per prendere il treno per Asti. Fu un viaggio lungo, insonne. Non avevo la precisa idea di quello che avrei trovato. Alla stazione di Asti trovai la stessa nebbia che aveva offuscato il mare giorni prima. L'altro lato del sipario, la nuova scena che andavo a a cominciare. Mi resi conto che ero stato catapultato in un mondo estraneo che non mi apparteneva o, meglio, a cui non appartenevo. Riabbracciare mio padre acuì la sensazione di essere in trappola. Per molto tempo gli rimproverai, in cuor mio, il fatto che non mi avesse mai parlato come facevano altri padri con i loro figli. C'era quell'amore immenso che la mamma divideva tra noi tutti, la sua allegria contagiosa. Il pensiero che lei fosse rimasta alla palazzina di Polligrone con il resto della famiglia mi fece venire in mente la sua voce e quella di nonna Giovannina.
A Crotone la gente, a Ferragosto, fa tante cose. Le strade si animano e tutti hanno un posto dove andare a passare la giornata in allegria. Le strade di Asti erano desolatamente deserte e le saracinesche dei negozi abbassate, si capiva che molti erano andati via per passare la giornata in allegria. Ferragosto è uguale in tutto il mondo, pensai. Alle prime luci di quel lontano Ferragosto la nuova scena si aprì in un teatro senza spettatori, senza musicanti, senza attori. Il mondo mi apparve come una landa deserta dove risuonavano echi lontani di passi felpati e anche il sole, più tardi, non riuscì a rianimare una città che non ne volle sapere del mare che avevo lasciato poche ore prima e che tornava a lambire i miei piedi posati su una terra immemore di un mare che l'avvolse molte scene fa .
Gregorio Crudo
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