lunedì 29 febbraio 2016

Impara ad apprendere con umiltà

Da   L'ARTE DI ANDARE AVANTI  di Jorge Bucay

"Nessuno di noi detiene il monopolio della verità e che è pertanto fondamentale aiutarci reciprocamente a completare  la conoscenza su noi stessi e a procedere nel cammino verso la realizzazione. 
Per poter arrivare a tanto  è necessaria una buona dose di umiltà,  perché l'apprendimento può essere possibile solo a partire da un autentico riconoscimento della nostra ignoranza.
Se rimaniamo seduti sul trono della nostra superbia,  non accetteremo nessun insegnamento o nessun consiglio. 
Colui che non scende dal piedistallo non può imparare nulla perché crede di sapere già tutto,

domenica 28 febbraio 2016

Una vita di "IMPEGNO"


Dall'Omelia del Vescovo Antonio Riboldi"

"Viviamo in una società dove domina l'apparenza effimera, la superficialità e, spesso,  l'indifferenza verso problemi,  che richiederebbero profondità di analisi, volontà ferma e cuore grande,  per essere affrontati alla radice; senza parlare della vita personale in cui è facile sentirsi dire: "Che male c'è? Lo fanno tutti. "

sabato 27 febbraio 2016

Non è mai... troppo tardi


Da "Brodo caldo per l'anima"

"A settantacinque anni d'età Thelma era ancora molto vivace e piena di energia.  Quando suo marito morì,  i figli le consigliarono di trasferirsi in una comunità per anziani. Lei, che era una persona socievole e amante della vita,  decise di fare proprio così. 

venerdì 26 febbraio 2016

Ero straniero...e mi avete accolto


Da : UN ATTIMO DI PACE
   
         Ero straniero e mi avete accolto

Racconta Tolstoy di un uomo avido e risoluto di nome Brechunov che ritrova il suo bracciante Nikita assiderato e morente sopra una slitta. Dopo qualche istante di silenzio,  improvvisamente "si rimboccò le maniche della pelliccia,  e con tutte e due le mani s'accinse a spazzar via la neve dal corpo di Nikita e dalla slitta. Spazzata che ebbe la neve, Brechunov glisi coricò sopra, ricoprendolo con tutto il suo corpo per scaldarlo".
Non significava nulla per lui, niente gli era più estraneo di questo servo.
Quale obbligo, quale voce avrà costretto il padrone a non volgere il capo da un'altra parte?
Inizialmente sembra sia  l'orgoglio e un ridicolo senso di superiorità a muovere il padrone. 
Subito dopo, però,  emerge il piacere di condividere una comune debolezza: stendersi su Nikita sarà,  per il padrone, morire per il suo servo.
Sostituirsi a lui in un gesto che rivela il senso più profondo della nostra umanità. Vivere fino a morire perché l'altro viva.
La debolezza condivisa si rivela fraterna e fa ritrovare a Brechunov il senso perduto di un'esistenza condotta a rincorrere il successo e la fama.
Quel senso che Gesù mostrò a tutti noi, sostituendosi all'umanità intera perché la morte non la tocchi.