mercoledì 15 giugno 2016

Dipendenza o potenza?

Continuo la bella riflessione di Antonio Socci sulle nostre ansie e dipendenze, senza illustrazioni per un problema al PC che non so in quanto si risolverà:
                         " Dipendenza o Potenza? "
"Secondo alcune ricerche il 60 per cento degli italiani ammette di aver sviluppato una forma di dipendenza da internet (soprattutto attraverso il telefono cellulare).
C'è una dipendenza che, anche prima di diventare patologica, crea ansia e fa vivere male, cosicché sono spuntate subito strategie di cura e disintossicazione digitale.
Ma, senza andare nel patologico -c'è una dipendenza lieve che forse riguarda tutti, se è vero, come scriveva tempo fa il Daisy Mail, che la più diffusa fobia del mondo è la "nomofobia", cioè la paura di restare disconnessione dalla rete telefonica.
Nell' eterna disputa fra gli apocalittici e gli integrati gli scenari sono estremi e senza sfumature. I primi vedono ormai l' umanità schiava della tecnologia e dei padroni di essa, milioni di persone sottoposte  a tecnostress, ore e ore di lavoro perse, legami familiari in fumo (vedi il film "Perfetti sconosciuti") e peggio ancora.
Gli integrati invece esaltano le luminose possibilità offerte dalle nuove tecnologie, che effettivamente regalano enormi vantaggi.
In realtà hanno ragione entrambi. Ma non si può nè rassegnarsi supinamente alla dipendenza digitale, né prospettare un rifiuto luddista  delle nuove tecnologie, nella sua forma snob o in quella eremitica.
Caso mai - Se il problema è la dipendenza - bisognerebbe riflettere sul "perché" di tale fenomeno. Se infatti si è calcolato che un utente comune - come ciascuno di noi - controlla il cellulare almeno 150 volte al giorno, che è obiettivamente un uso compulsivo, ciò non dipende dal cellulare, ma da noi.
In parte è provocato da un istinto automatico, ma forse in gran parte pure da una mancanza indecifrabile. Da una insoddisfazione costante.
Può servire ogni tanto  "staccare la spina" e  disintossicarsi dai micidiali aggeggi elettronici per ritrovare se stessi, ma non si risolve così il problema, perché non sappiamo chi siamo noi e perché abbiamo bisogno di "connessione", cioè cosa inconsciamente attendiamo,

Non sappiamo - per dirla col poeta -  di cosa è mancanza quella mancanza.
Non sappiamo inoltrarsi in quell'abisso che è la nostra psiche, la nostra mente è - Se vogliamo -  la nostra anima.
Provare a farlo con lo psicanalista (che ha sostituito preti e confessori) non sembra così efficace: come "meccanici" della psiche egli può (forse) riparare alcuni guasti della "macchina", ma non può dirti da dove vieni, né chi sei, né dove vai, né perché, né con chi. Soprattutto non può dirti chi cerchi e cosa ti manca."

Non finisce qua la riflessione, intanto pensiamoci....
La prossima parte avrà un titolo allettevole: Il messaggio dell' imperatore...



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