martedì 12 gennaio 2016

Competizioni



Sono molto attuali e significave le osservazioni che ho ricavato da: "L'arte di andare avanti" di Jorge Bucay sull'agonismo che si registra in ogni settore della vita.

"Mi rendo conto che, con una frequenza sorprendente, molte mattine mi alzo e incomincio a solcare dolorosamente i mari dell'odio del mondo.
Senza essermi ancora svegliato completamente, negli ultimi tempi sono sempre più turbato nel verificare che, leggendo le pagine dei giornali,  guardo le didascalie delle fotografie per sapere se si riferiscono alla nostra nazione, a una città vicina o a fratelli di paesi più lontani.

E la cosa peggiore è che, da alcuni anni,  mi rendo conto che, con maggiore frequenza, queste foto provengono da qui. Proprio da qui. La violenza,  il danno, la crudeltà o la banale ingiustizia di una morte assurda che si sono verificati a cinque, dieci o quaranta minuti da casa nostra. La vittima è molte volte una persona come voi e me, qualcuno che come noi, consapevolmente o meno, è prigioniero di un mondo sempre più violento.
È triste rendersi conto che gli uni e gli altri vittime e carnefici, aggressori e aggrediti, ribelli e autorità, non sono mai completamente in torto; e non ci consola riconoscere che magari anche noi abbiamo condiviso alcune di quelle idee che oggi vengono sbandierate per giustificare cio che è ingiustificabile.
Ma è ancora più triste considerare che, in un qualche modo, siamo minacciati da uno dei peggiori fantasmi che devastano le società al punto da distruggerle: la rassegnazione, la paura e il desiderio di vendetta.
Nel cammino che ha come meta lo sviluppo di ciascuna persona.
Il prossimo passo consiste nell'introdurre quel cambiamento di cui la società ha bisogno e, concretamente, nell'iniziare ad avvicinarci a braccia aperte a coloro che sono duramente colpiti dalla vita".
"Se è vero che l'origine del problema sta in un errore culturale trasmesso a livello generazionale,  appare ovvio che il percorso verso la soluzione del problema incominci proprio dall'educazione che impartiamo ai nostri figli.
E come in quasi tutte le cose, anche nell'educazione, è meglio agire quanto prima.
Non mi riferisco all'insegnamento della scuola primaria,  ma a tutti i livelli educativi.
Mi riferisco alla responsabilità dei padri, dei professori e degli insegnanti in ogni ambito educativo, degli imprenditori,  degli artisti e dei dirigenti.
Parlo di lavorare insieme per porre fine alle conseguenze della continua rivalità che condiziona la nostra condotta nel mercato professionale, nell'ambito sociale, familiare e spirituale.
Mi riferisco alla scuola,  al giornalismo, alla famiglia,  alla coppia, alla televisione , all'arte.
Mi riferisco al porre fine una volta per tutte all'idea della "sana competizione", che è un concetto falso e funzionale per giustificare questo mutamento all'interno della società.
In realtà mi piacerebbe lasciare per iscritto la mia idea che è, ovviamente,  comprensibilmente discutibile.
Per me non esiste la "sana" competizione: ho imparato che non è necessaria e che da tale sanità difficilmente si ottiene qualcosa di veramente benefico.
In ogni caso, se dobbiamo accettare che esiste in noi una tendenza innata al confronto con gli altri, releghiamo quest'aspetto all'ambito sportivo..."








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