venerdì 5 febbraio 2016

El Cazut...emblema di comando

Facendo la spesa alimentare nei supermercati ci si imbatte  nel reparto macelleria nelle confezioni 'offerta famiglia', con prezzi piu convenienti. Sono però più numerose le confezioni per nuclei familiari più piccoli,  che rispecchiano la realtà attuale.
Mi è stata fatta ricordare la consuetudine delle  numerose famiglie rurali di un tempo, dove convivevano, più o meno pacificamente, più nuclei familiari di fratelli con a capo i genitori anziani.
Quando una sposa novella entrava nella casa in cui avrebbe abitato per il resto della sua vita, veniva accolta in un modo modo singolare per noi.
La suocera nel ruolo di regina madre, che si era guadagnata nel lungo tempo sul campo e dopo decenni di sottomissione, l'accoglieva sulla porta di casa con un mestolo in mano, il tipico"cazut" simbolo del suo potere.
A lei spettava infatti in toto l'organizzazione della vita quotidiana con i vari compiti a turno per le nuore.
Alle spese indispensabili, alla scelta e cottura  del cibo giornaliero, spesso ripetuto, e formato da tanti fagioli, polenta, uova, latte, carne raramente, qualche verdura dell'orto e con parsimonia le specialità ricavate dai maiali allevati in fattoria, provvedeva lei.
All'ora di pranzo  con il 'cazut' distribuiva il cibo nei piatti. Erano serviti per primi gli uomini stanchi ed affaticati dal duro lavoro, quindi i bambini, mentre le donne solitamente mangiavano alla fine e in piedi, pronte a riprendere i compiti assegnati..
Era un suo compito riconosciuto e rispettato, per cui, lo manifestava subito esibendo il simbolo per "togliere ogni speranza" a chi entrava pensando di poter avanzare qualche pretesa o diritto.
Ricordo bene tante 'matriarche' veramente autorevoli nell'aspetto, con i capelli nascosti da un fazzoletto nero come l'abito, che dimostravano un'età veneranda, la stessa di tante donne di ora, con lunghe chiome ed un aspetto da ragazzine ottenuto da vari interventi di lifting.
Arrivavano nel negozio di tessuti della mia famiglia una volta all'anno, di solito in autunno, a fare rifornimento per tutti, accompagnate dal marito, capo indiscusso e dalla nuora più anziana, cui era riservato il compito di scegliere per tutta la famiglia.
Con la suocera decidevano, ad esempio, la qualità ed il colore adatto per le camicie degli uomini, uguale per tutti e veniva calcolata la metratura occorrente.
Lo stesso accadeva per gli altri indumenti di stretta necessità e se serviva la misura, spesso era stata calcolata da un pezzo di spago.
Acquistavano anche numerose matasse di lana grezza e cotone di colori neutri, che lavorati ai ferri dalle abili mani delle donne, nelle lunghe sere d'inverno a fare filò nelle stalle, sarebbero diventati maglie intime, calzini e berretti.
Una vita stentata e faticosa, inimmaginabile in questo tempo, nostalgicamente  evocata, ma, fortunatamente scomparsa, che nessuno rimpiangerebbe...










1 commento:

  1. Non sapevo di questa "usanza" del "cazut" e della simbologia che rappresentava nelle famiglie rurali. E' davvero un mondo fortunatamente scomparso. Condivido pienamente il tuo finale, perchè spesso tanti lo rimpiangono senza aver provato un solo giorno di fame, di freddo, di promiscuità, di duro lavoro. Io poi che, come te, non provengo da una famiglia contadina, non posso neanche lontanamente immaginare cosa deve essere stato, ma rispetto chi, in quel mondo, si è visto negare diritti (soprattutto le donne), chi ha abitato stanze senza un minimo di privacy, chi è uscito di notte d'inverno per raggiungere il bagno all'esterno, chi ha mangiato poco e in piedi, chi ha camminato per chilometri a piedi sotto la pioggia per raggiungere un centro abitato, chi ha maledetto il freddo nelle stanze d'inverno e il sole lavorando nei campi d'estate, chi ha sofferto per giorni in attesa di un medico o chi è morto per banali malattie in attesa che arrivasse.
    Sandro

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